L’illusione architettonica e prospettica di Andrea Pozzo

Nel cercare un’immagine da inserire sulla nostra pagina Facebook, che per chi volesse curiosare può cliccare qui https://www.facebook.com/Spunti-sullArte-944998465607782/, mi sono imbattuto in un’opera al quanto affascinante: non tanto per lo stile o il soggetto rappresentato, quanto piuttosto per la tecnica. Una tecnica nuova, innovativa e potente per l’epoca che attrae tutt’oggi le persone. Di cosa sto parlando?

Nel tardo Cinquecento e nel Seicento si affermò la pittura illusionistica, che include tecniche come il sotto in su e la quadratura. Artisti come Giovanni Lanfranco, Pietro da Cortona e, verso la fine del secolo, Giovanni Battista Gaulli e Andrea Pozzo, di cui mi occuperò in questa sessione, lavorarono alla decorazione delle volte di palazzi e di chiese, rivestendole con immagini complesse: grazie ad un’ardita concezione della prospettiva essi evocavano, oltre a grandi scenari architettonici, spazi infiniti.

Con l’espressione quadratura o quadraturismo si indica il genere di pittura del XVI secolo che prevede inserimenti in soffitti, cupole e volte di elementi architettonici dipinti che simulano un effetto di prospettiva architettonica reale, fa parte dell’insieme di tecniche comprese nella pittura illusionistica che si sviluppò a partire dal Rinascimento e che vide il proprio apice nel periodo Barocco.
A differenza del sotto in su e del trompe l’oeil la quadratura è una tecnica principalmente legata alle rappresentazioni di architetture, comprese statue e decorazioni in stucchi.
Gli artisti specializzati di quadrature sono i quadraturisti; essi creano effetti illusionistici di profondità spaziale che si estende oltre il soffitto e le pareti, sfondi destinati ai dipinti di altri artisti.
Questo tipo di pittura veniva eseguita su soffitti piatti o nelle volte dove creava spazi nuovi e continuava l’architettura già esistente e simulava spazi aperti prospettici a partire da un punto di fuga centrale.
Spesso all’interno della quadratura venivano inserite figure anamorfiche, ovvero immagini poste distorte su un piano in modo tale che il soggetto raffigurato fosse riconoscibile solo da determinati punti prospettici.
In Italia la scuola principale di quadraturisti si trova a Bologna, fondata da Girolamo Curti, detto Dentore, pittore italiano esperto nella quadratura prospettica e di decorazione, e da allievi come Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli.

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Il gesuita Andrea Pozzo ha rappresentato un importante riferimento per la pittura tardo barocca, in Italia e nei paesi germanici. Matematico, pittore, scenografo e architetto, scrisse un trattato sulle leggi della prospettiva, il Perspectiva pictorum et architectorum (1693-1702), che sarà il manuale più seguito nel Settecento. Con questa pubblicazione il Pozzo non si limita a scrivere un trattato teorico, ma ha il merito d’insegnare il modo di mettere in prospettiva tutti i disegni di architetture, a uso sia di pittori che di architetti, «l’inganno degli occhi, si può raggiungere solo attraverso una conoscenza e uno studio approfondito della tecnica della prospettiva. È questa l’ambizione del mio libro» (così dichiara Pozzo nella dedica al futuro imperatore asburgico Giuseppe I).

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La prima parte è dedicata ai canoni basilari della materia, la seconda parte ai procedimenti operativi per disegnare in prospettiva cupole, altari, fontane, scale e altri elementi architettonici.
Tuttavia di questo artista poliedrico ci concentreremo della sola pittura illusionista, di cui analizziamo subito qualche opera.

Opera emblematica e forse la più conosciuta è la Gloria di Sant’Ignazio, come potete vedere qui sotto, raffigurato sulla volta della chiesa di Sant’Ignazio a Roma. Le architetture dipinte, innestate su vere finestre, archi e cornici, innalzano in modo illusorio la volta della chiesa fino ad altezze vertiginose, creando un effetto a dir poco stupefacente.
Al fedele sembra che lo spazio esterno, divino, coincida con quello interno, terreno, “congiungendo – scrive Pozzo nel suo trattato – il finto col vero”.
Molteplici figure sono liberamente collocate entro scorci audaci culminanti in quella, ormai lontana, del Santo con una miriade di angeli.

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Andrea Pozzo, Gloria di Sant’Ignazio da Loyola, 1691-94, Affresco, Chiesa di Sant’Ignazio, Roma

Sul pavimento, un disco di marmo segna il punto ideale di osservazione. Spostandosi da questo, sembra che tutto l’edificio perda la sua stabilità.

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Falsa cupola realizzata da Andrea Pozzo, 1658, chiesa di Sant’Ignazio, Roma

Tuttavia all’interno della chiesa di Sant’Ignazio ci sono altre quadrature interessanti, dello stesso artista, per esempio quella che riguarda la cupola.
Si, perché il progetto di questa chiesa prevedeva la realizzazione di una cupola di cui però non mai stata realizzata, forse per motivi economici, e Andrea Pozzo realizzò nel 1658 una finta cupola.
Si tratta di una grande tela del diametro di 17 metri dove il quadraturista ha creato l’incredibile illusione prospettica di una cupola che in realtà non esiste. Sul pavimento c’è un disco di marmo che indica il punto esatto da cui osservare il gioco prospettico, come abbiamo visto per l’opera precedente.

Interessante notare come questo filone, chiamiamolo cosi, sia giunto fino a noi con nuove tipologie e supporti, che quindi si allontanano dal classico affresco, guardate ad esempio la street art.
Artisti di strada che in un qualche modo rievocano il passato attraverso la tematica comune dell’illusione della prospettiva, dell’ingannevole, che, come ribadito all’inizio, attrae tutt’oggi le persone.  Giusto per rendervi l’idea ecco alcune immagini:

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Per chi volesse approfondire l’argomento lascio qui sotto il link di un saggio tecnico e articolato, estrapolato dalla rivista “geocentro”, sperando possa saziare la vostra voglia di curiosità (http://www.collegio.geometri.ro.it/pdf/2010/7015_010.pdf).

Scritto da Max

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3 thoughts on “L’illusione architettonica e prospettica di Andrea Pozzo

  1. argomento quanto mai curioso e interessante; anche a Venezia ho potuto osservare alcuni esempi di queste prospettive allargate, ad esempio il soffitto della chiesa di S.Alvise

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