Passeggiando per la Certosa di Pavia

L’articolo di oggi è dedicato ad uno dei complessi monastici più importanti di tutta la Lombardia, per l’appunto la Certosa di Pavia. In questa prima parte mi soffermerò soprattutto sull’architettura, sulla struttura che caratterizza il monastero dedicando, successivamente, un altro articolo a tutti i cicli pittorici che lo caratterizzano.
Prima di tutto, però, dobbiamo conoscere almeno un minimo la sua storia.

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Veduta aerea del complesso monastico della Certosa di Pavia 

Dalla Historia di Milano, scritta da Bernardino Corio, sappiamo che nel 1390 Caterina Visconti, moglie di Gian Galeazzo, lasciò nel proprio testamento l’ordine che “in una villa del Pavese si dovesse fabbricare un monastero dei Certosini e, in caso di parto morendo, pregare il marito di adempiere a tali ordinazioni“. Già nel 1394 Gian Galeazzo entrava in contatto con i Padri Certosini senesi, sollecitandoli ad inviare rappresentanti per collaborare, insieme agli architetti, all’elaborazione della nuova tipologia monastica, intitolata a Santa Maria delle Grazie. L’incarico del progetto e della sua realizzazione venne affidato a Bernardo da Venezia, già attivo nel cantiere della fabbrica del Duomo di Milano, e con lui chiamò a collaborare Cristoforo da Conigo e Giacomo da Campione anche se, dei tre, solo Cristoforo rimase a lungo a seguire lo sviluppo dei lavori.
Il 27 agosto 1396 fu celebrata la cerimonia della posa della prima pietra e i lavori procedettero alacremente fino al 1402, anno della morte del duca; da quel momento in poi la fabbrica subì un rallentamento prima sotto il ducato del figlio, Giovanni Maria e, poi, dei suoi successori. In questi anni si ricorda la costruzione del vestibolo, poi comunemente denominato “interno” e la costruzione di un ambiente, con funzione di portineria, dove veniva distribuito il pane ai poveri.

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Disegno della facciata (XVII sec.)

Durante il periodo della Repubblica Ambrosiana, la Certosa entrò a far parte della contea di Pavia (precedentemente era compresa nel dominio milanese), della quale fu investito Francesco Sforza. Sotto la sua reggenza i lavori rallentarono ulteriormente, probabilmente a causa dei contrasti fra Cristoforo da Conigo e il giovane Solari.
Con la congiura del 1480, Ludovico detto il Moro usurpò il diritto di successione, divenendo reggente del ducato. Egli si mostrò molto interessato al cantiere della Certosa, ispezionandolo egli stesso e, decidendo che le provviste di marmo utilizzate per la fabbrica del Duomo venissero impiegate anche per la Certosa. Per lo stesso motivo, decise di privilegiarla anche dal punto di vista pittorico, commissionando lavori a Lippi e Perugino.
Anche il XVII secolo è caratterizzato da una fervida operosità, sia per la realizzazione di molte pale d’altare sia per la presenza, nel cantiere, di numerosi scultori.
Sia il Settecento, con la guerra di successione spagnola, sia i trafugamenti durante le battaglie napoleoniche comportarono numerosi danni vandalici alla struttura e, con la soppressione dell’ordine cistercense, la basilica venne addirittura profanata. Solo nel 1930, con la stipulazione dei Patti Lateranensi, i Cistercensi fecero nuovamente ritorno nella Certosa, per essere poi sostituiti dai Certosini che tutt’ora vi sono ritirati in preghiera.

Ora, invece, concentriamoci sulla struttura.

La certosa di Pavia ha due vestiboli contigui costruiti nel XV secolo e, all’esterno del primo, si può notare lo stemma visconteo- sforzesco sorretto da angeli e il monogramma GRA CAR, ossia Gratiarum Carthusia. Superati i due vestiboli, si giunge nel grandioso piazzale rettangolare antistante la chiesa.

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Francesco M. Richini, Palazzo Ducale, 1620- 1625, Certosa di Pavia

A destra sorge il Palazzo Ducale, residenza estiva dei duchi Visconti e Sforza: la facciata è in sobrio ed elegante barocco e l’edificio ospita, al suo interno la gipsoteca con la raccolta dei gessi delle sculture della Certosa, la vetrinetta in cui sono esposti il pugnale, la spada e gli speroni di Gian Galeazzo Visconti e una serie di ambienti espositivi per avori, paramenti sacri e una statua bronzea di Cristo, risalente al XVII secolo.

La prima cosa che si nota, appena si entra nella grande piazza, è la monumentale facciata della basilica. Essa consta di un avancorpo rinascimentale- lombardo a sé stante e costituisce uno dei più splendidi monumenti decorativi d’Italia. Per la sua realizzazione si utilizzarono soprattutto marmi provenienti da Candoglia e da Carrara ma anche il serpentino d’Oria e il nero di Saltrio, mentre negli intarsi la preferenza andò al porfido rosso e al verde antico.

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Facciata della basilica della Certosa di Pavia

La facciata fu realizzata in due tempi e, di conseguenza, in due stili diversi. Lo slancio verticale della struttura è dato dai sei grandi pilastri che la ornano, mentre l’equilibrio si esprime, in senso orizzontale, nelle cornici e nei due ordini di loggette. Il registro inferiore, ornatissimo di sculture, riflette il clima del rinascimento lombardo; quello superiore, posteriore di un quarantennio, si arricchisce di marmi policromi e di una serie di eleganti loggette. Il progetto più antico, disegnato da Solari, è riscontrabile in un bassorilievo marmoreo nel sottarco a sinistra del portale, nel riquadro che raffigura la consacrazione della chiesa del 1497. Nello zoccolo si possono osservare medaglioni di monarchi e personaggi storici famosi, figure allegoriche e angeli che reggono lo stemma visconteo- sforzesco mentre, la fascia superiore comprende diciotto riquadri con bassorilievi della Vita di Gesù con santi e profeti.

Al centro della facciata si apre il grandioso portale, realizzato tra il 1501 e il 1508. Quattro colonne corinzie di marmo bianco di Carrara sostengono il cornicione formando un elegante protiro rinascimentale.

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Benedetto Briosco, Portale della Basilica della Certosa di Pavia

Tra le sculture dello zoccolo si possono riconoscere gli episodi della Vita di San Bruno, fondatore dei Certosini. Nel sottarco a destra di chi guarda, fra coppie di lesene sono rappresentati il Papa che approva la regola dei certosini, in basso Gian Galeazzo che pone la prima pietra della Certosa; nella lesena di destra episodi della Vita di Sant’Ambrogio e, in quella di sinistra, la Visita di Maria a Santa Elisabetta, il Battesimo di Gesù e le scene della Vita del Battista.

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Basilica della Certosa di Pavia (interno)

Entrando, la chiesa presenta l’originaria struttura gotica, ispirata al Duomo di Milano, che fu impressa nella pianta da Bernardo da Venezia e Cristoforo da Conigo. L’interno, grandioso e solenne è a croce latina: lo spazio è scandito da tre navate, più ampia quella centrale e minori le due laterali, suddivise in campate e delimitate da volte a crociera costolonate ed esapartite.
Tutto il complesso architettonico risulta di una straordinaria armonia per la luminosità diffusa e per la fantasia delle decorazioni.
Lungo le navate laterali si aprono quattordici cappelle, dodici quadrate e due rettangolari; nel transetto invece, finte lesene a candelabro scandiscono le pareti, in cui sono inserite fasce con decorazioni monocrome e medaglioni con santi in stile bergognonesco.  All’incrocio della navata centrale con il transetto si innalza il tiburio al di sotto del quale, originariamente, era collocato l’altare maggiore.
Tra il transetto e il presbiterio si erge, ancora adesso, un tramezzo marmoreo, costruito per separare il coro dei padri da quello dei conversi, secondo le disposizioni della regola certosina.

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Chiostro piccolo

Dalla chiesa, attraverso il portale dell’Amedeo, si accede al chiostro piccolo: le cinquanta arcate sono decorate da belle terracotte con busti di angeli, santi, profeti, monaci, tralci di vite e cordoni. Questo è uno dei luoghi più suggestivi della Certosa, grazie al caldo colore del cotto lombardo e al bianco dei pinnacoli della facciata.

Il chiostro piccolo viene considerato di “stile di transizione” poiché, pur conservando i dettami della tradizione gotica, evolve verso forme già tipiche del primo rinascimento lombardo.

Il complesso monastico presenta però un secondo chiostro, il chiostro grande. A pianta rettangolare, presenta 123 arcate in cotto, sostenute da colonne in marmo.

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Prospettiva aerea del Chiostro Grande

I lati sue, est e ovest del chiostro ospitano le celle, precisamente 23, che secondo lo storico Beltrami vennero costruite fin dalla prima metà del Quattrocento. Lo storico ci informa che in origine le celle erano collegate da una semplice tettoia, sostenuta da pilastri in muratura; furono poi parzialmente modificate quando venne costruito il porticato nel 1514.

In conclusione, vi lascio questo bellissimo video per illustravi ogni particolare di questo meraviglioso complesso monumentale:

Scritto da Malerin

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2 thoughts on “Passeggiando per la Certosa di Pavia

  1. Ti ringrazio per i complimenti! C’è voluta davvero tanta pazienza e tanto tempo per scriverlo tant’è che, quando l’ho finito, tra il caldo e la fatica aveva un mal di testa allucinante ahahah e pensare che mi ero illusa di riuscire a parlarne completamente in un solo articolo! Comunque si è una delle meraviglie italiane che, a parer mio, andrebbero viste almeno una volta e, per rispondere al tuo commento sulle nefandezze, a quel tempo era all’ordine del giorno far costruire o dipingere chiese al solo scopo di “espiare” i peccati 🙂 [Malerin]

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  2. Complimenti vivissimi, se non altro per la pazienza a strutturare il post e poi a dettagliarlo. Utile il video conclusivo.
    Ne conoscevo ovviamente l’esistenza, ma sommersi da quotidiano, ci dimentichiamo delle bellezze. E che non ci sono solo Firenze, Firenze e Roma che pure non sono da poco.
    Tra l’altro avendo presente le nefandezze e le crudeltà dei Visconti e degli Sforza mi viene da pensare al patetico sforzo dell’essere umano di riscattarsi e passarsi “ripulito” alla Storia.:-)

    Complimenti ancora a Malerin, e applausi.

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