Iconografia del drago nella pittura giapponese

L’argomento che verrà oggi discusso per la rubrica Arte Tematica, risultato di un sondaggio che vi ha reso partecipi nella decisione del tema di cui tratterò oggi, riguarda l’iconografia del drago nella pittura giapponese.
Prima di fare ciò, ormai mi conoscete bene, vorrei fare una brevissima introduzione su questa figura mitologica, leggendaria e arcaica presente in tutte le culture, sia esse occidentali che orientali ma con concezione differente: mentre in occidente i draghi erano considerati l’incarnazione del male, portatori di morte e distruzione, in oriente erano visti come potenti creature benefiche e di buono auspicio.

Fin dagli albori dei tempi, i miti e le leggende sono state popolate da mostri incantati caratterizzati da una forza sovrannaturale. I più potenti erano i draghi: creature con il corpo da serpente, le zampe da lucertola, gli artigli d’aquila, le fauci da coccodrillo, i denti da leone e le ali da pipistrello. Venivano descritti come creature dotate di fauci e artigli taglienti, con arti anteriori e posteriori molto grandi e resistenti, capaci di sputare fuoco e di volare. Il loro sviluppo poteva durare molti secoli prima di raggiungere la piena maturità e grazie a questa loro longevità, queste creature, acquisivano una conoscenza e una saggezza senza pari.

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Addentriamoci ora nel  contesto orientale: i draghi sono presenti nell’iconografia dell’Asia da migliaia di anni, specialmente in Cina. I draghi presenti nella mitologia giapponese sono, infatti, stati importati dalla Cina nel corso del V secolo d. C. con le imbarcazioni mercantili.
La presenza dei draghi nella cultura giapponese la si può trovare nelle storie mitologiche e di antichi racconti del Kojiki e Nihongi, in cui vengono citati alcuni antichi draghi (per citarne qualcuno: Inari, Ryou, Mizuchi e molti altri).

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Katsushika Hokusai, Drago, inchiostro su tela, rotolo verticale

Sin dall’antichità si pensava che gli animali immaginari come il drago governassero la natura: con l’immagine del drago, che sale sulle nuvole in primavera e scende in letargo negli abissi delle acque in autunno, viene espresso il ciclo dell’anno naturale di quattro stagioni e attraverso di esso il cambiamento del tempo e delle quattro stagioni.

L’opera qui affianco è un rotolo verticale (kakemono) in cui viene raffigurato, con la pittura  ad inchiostro, un drago ascendente cioè intento a risalire dalle profondità delle acque per giungere in cielo. La rappresentazione di questo drago  sembra erompere potentemente dalle nubi, che si aprono al suo apparire e che quindi nascondono alcune parti del suo corpo. Questo è possibile grazie alla bravura e alla maestria dell’artista con l’inchiostro.

Per riconoscere un drago di Hokusai, di cui ne rappresenta moltissime versioni (con diversi formati, tecniche e materiali),  basta guardare il loro volto: li rappresenta con un aspetto allo stesso tempo terrifico e autoironico.

Da un’altra parte, abbiamo l’associazione drago e tigre, altrimenti definiti e utilizzati come vento e nuvole: il drago che salendo in cielo alza le nuvole, la tigre che ruggendo provoca il vento  e quindi un’immagine fortemente legata alla natura. L’associazione “drago tigre”, che implica l’unione del drago quale animale fantastico del pensiero cinese e della tigre abitante del mondo reale degli animali feroci, è simbolo del cielo e della terra e archetipo del pensiero cinese, e in quanto tale è divenuta l’immagine concreta del concetto dei due principi generatori Yin e Yang. Dall’altra parte c’è il fatto che per i giapponesi, popolo di agricoltori, la benedizione dell’acqua è strettamente legata alla vita, per cui la figura del drago pensato come produttore di nuvole, e quindi di pioggia, diventa immediatamente oggetto di culto e divinizzato come “divinità drago”.

Nella maggior parte dell’iconografia il drago veniva rappresentato insieme alle nuvole, mentre la tigre accompagnata dal vento. In Giappone fu un soggetto sempre più rappresentato dal Periodo Momoyama (1568-1615) perché sia tigre sia drago erano simbolo di forza e coraggio, dunque soggetti molto apprezzati dalla classe guerriera.
In questo doppio paravento (vedi sopra), si viene a creare un gioco di sguardi tra la tigre, sul ciglio di uno scoglio, e il drago, che sta discendendo dal cielo.

L’espressione pittorica del drago in Giappone, dal medioevo in poi, è perlopiù a inchiostro monocromo, come avrete di certo intuito dalle immagine che ho postato.
Secondo la letteratura, la rappresentazione del drago giunse dalla Cina nel XII secolo, durante il periodo Kamakura (1185-1333). A seconda dell’effetto che si otteneva dalle gradazioni dell’inchiostro nero poteva nascere una “illustrazione di drago a inchiostro” o una “illustrazione di drago nuvola”. Si pensa anche che in Giappone nel XV secolo fossero prodotte “illustrazioni di drago nuvola”, ecco due esempi:

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La rappresentazione del drago è un tema che affascina e viene ripreso più e più volte anche nella pittura moderna e contemporanea giapponese. Ma non è la sola pittura a immortale questa figura mitologica, abbiamo sculture e addirittura templi buddhisti a cui fa da guardiano.
Non dimentichiamoci anche che questa figura ha avuto e ha tutt’ora gran successo nel mondo degli anime/manga e nel mondo dei tatuaggi, arrivando fin qui, in Occidente, dunque rivalutando la sua connotazione negativa.

Scritto da Max

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