La Fantasia Surrealista

“Il Surrealismo è la magica sorpresa di trovare un leone nell’armadio dove si voleva prendere una camicia”
(Frida Kahlo, 1939)

Come avrete intuito, oggi tratterò uno dei fenomeni più noti di tutto il Novecento: il Surrealismo. Al pari di tante altre avanguardie, anche i surrealisti si sono cimentati in ogni forma artistica, dal teatro alla poesia, dalla letteratura alla musica, fino al cinema. Quindi possiamo subito dire che questa è un’avanguardia che travalica i confini dei generi artistici, ormai rigidamente definiti dall’Accademia e dalla tradizione, diventando una poetica che ha, persino, travalicato il fenomeno stesso, superando la realtà nazionale per cui era nato.

Il Surrealismo è subentrato anche nel linguaggio quotidiano e comune: Guillaume Apollinaire fu il primo a utilizzare il termine surreale intendendolo come sur naturalisme, ossia qualcosa che sta al di là del naturale e del reale e, quindi, surreale è qualcosa che sta affianco o dietro a tutto ciò che viene imposto dalla coscienza.

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André Breton, Manifesto surrealista (1924)

Nel “Manifesto del Surrealismo” (1924) André Breton, uno dei più noti esponenti nonché fondatore del movimento, definisce il Surrealismo come “automatismo psichico puro, mediante il quale ci si propone di esprimere sia verbalmente, sia per iscritto o in altri modi, il funzionamento reale del pensiero”.
Questo movimento è dunque il tentativo di esprimere l’io interiore in piena libertà senza l’intervento della ragione che ci condiziona e ci frena, obbligandoci a reprimere i nostri istinti e i nostri sentimenti, per seppellirli nel profondo di noi stessi.

Breton arriva anche a elencare tutti quegli elementi, come la fantasia e l’immaginazione, che danno libero sfogo al nostro inconscio permettendoci di vivere una sorta di sogno, dove le immagini si susseguono senza un legame apparente rivelando la nostra realtà più recondita. Tuttavia, il Surrealismo non si limita a rappresentare il sogno ma cerca, piuttosto, di scoprire il meccanismo con il quale opera l’inconscio, mettendo a nudo la nostra interiorità. Insomma, è una sintesi e un’accentuarsi di tutti quegli elementi che erano già presenti nel Dadaismo ma che, con Breton, diventano anche politicizzati.

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André Breton, Cadavre Exquis, 1929

Come vediamo nell’opera Cadavre Exquis di Breton, è proprio attraverso i meccanismi dell’inconscio che l’immagine deve scaturire, sia che essa sia poetica o che sia visiva. Questa è appunto una somma, una fusione o il risultato di elementi incongrui tra di loro che, gli artisti hanno realizzato separatamente a più mani e poi assemblato successivamente.

Questa analisi dell’inconscio in campo artistico ha fatto nascere un dibattito sulla psicologia dell’arte: secondo alcuni l’opera può riflettere l’atteggiamento personale dell’artista o dell’individuo, con le sue angosce e le sue passioni; mentre secondo altri, l’opera è qualcosa di autonomo che fa comunque parte di un inconscio collettivo che si raccorda ad un contesto sociale, politico, economico e storico. È stato quindi il Surrealismo a dare l’avvio a questa apertura mentale nei confronti dell’opera d’arte.

Tra i principali surrealisti possiamo ricordare Man Ray, Joan Mirò, René Magritte, Max Ernst e Salvador Dalì. Si tratta di artisti molto differenti tra di loro ma raggruppabili in due filoni: quelli che utilizzano immagini tratte dalla realtà quotidiana o, comunque, realistiche e quelli che giungono ai limiti delle forme astratte, seguendo una scelta istintiva.

L’americano Man Ray è forse più conosciuto per il suo periodo Dada che per quello surrealista. Fotografo di professione, Man Ray ha sperimentato anche con la pittura, ma i suoi più importanti lavori surrealisti sono le Rayografie.

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La tecnica del fotogramma consiste nell’esporre oggetti a contatto con del materiale sensibile, di solito della carta fotografica: in pratica, si ottengono delle fotografie senza fare uso di una fotocamera. Alcune delle sue Rayografie possono sembrare delle vere e proprie radiografie ma, in questo caso, i raggi X non centrano nulla poiché la carta viene impressa appoggiando direttamente gli oggetti sull’emulsione e, successivamente, esposti alla luce di una normale lampadina.

La pittura di Joan Mirò invece nasce spontaneamente da uno stato di grazia che gli permette di immaginare forme, accostarle, colorarle con quella fantasia che è propria dei bambini.

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Joan Mirò, Carnevale di Arlecchino, 1924-1925, olio su tela, Buffalo, Albright- Knox Art Gallery

Nel Carnevale di Arlecchino la realtà è ancora riconoscibile anche se in maniera frammentaria e fluttuante in una dimensione che è irreale, popolata da fantasmi e figure nate dall’inconscio del pittore. Non si tratta di oggetti reali combinati al di fuori del loro ambiente, non è l’incontro casuale di oggetti stravaganti.
L’arte di Mirò è sempre serena e gioiosa; si incrinerà solo in occasione dei drammatici eventi vissuti in Europa negli anni ’30.

Per quanto riguarda René Magritte, bisogna ricordare fin da subito che era un artista belga e, tipico delle Fiandre, è la forte tradizione della rappresentazione fantastica dei sogni e degli incubi. Oltre a questa tradizione, Magritte prenderà spunto anche dalla pittura metafisica con la differenza che, mentre in De Chirico l’inquietudine nasce dall’accostamento di oggetti comuni o anche “storici” (statue o muse ad esempio), Magritte preferisce le cose banali di tutti i giorni e, i suoi personaggi sono convenzionalmente borghesi, con bombetta, abito scuro, camicia e cravatta.

La sua pittura precisa e meticolosa gli permette di creare una realtà più reale del reale, quindi surreale.

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René Magritte, Le trahison des images, 1928-1929, olio su tela, Los Angeles, Los Angeles County Museum Of Art

Il rapporto tra linguaggio e immagine, ovvero tra rappresentazioni logiche e analogiche, è un tema sul quale Magritte gioca con grande ironia e intelligenza.
In questo caso, guardando l’immagine di una pipa e leggendo la scritta sottostante che dice “questa non è una pipa”, si è portati a chiedersi che cosa dovrebbe essere l’oggetto. L’inganno si svela se si riflette sul fatto che si sta guardando solo un’immagine, non l’oggetto reale che noi chiamiamo pipa. Magritte, anche in questo caso, tende a giocare con la confusione tra realtà e rappresentazione, per portarci a riflettere, anche non coscientemente, sui due termini.

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Max Ernst, Matrimonio degli uccelli, 1925

Max Ernst, invece, prima si avvicinò alle teorie artistiche del Die Brucke e del Blaue Reiter, per poi adottare tutte le tematiche tipicamente dada e surrealiste, animando le sue opere con lo spirito assurdo e con la sua passione per il gioco, mettendo insieme elementi diversi ma spiritosi. Ernst è stato un grandissimo pittore e la qualità eccezionale delle sue opere si nota nelle sue sperimentazione tecniche, tra cui la tecnica del frottage.

Questa tecnica consiste nel sovrapporre un certo supporto, come un foglio di carta o una tela a una superficie che abbia dei rilievi più o meno marcati e, utilizzando una matita o un carboncino, lasciar affiorare a poco a poco i rilievi della superficie sottostante.
Ernst arriverà a raschiare via, mediante una spatola, lo strato di colore fresco per far affiorare il colore sottostante.

L’ultimo, ma non per importanza, è Salvator Dalì.
Come Magritte, non inventa forme nuove ma compone immagini reali, collocandole in posizioni irreali e spesso deformandole innaturalmente. Il suo è un autentico surrealismo, una trascrizione poetica della propria realtà interiore.

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Salvador Dalì, La persistenza della memoria, 1931, olio su tela, New York, Museum Of Modern Art

Rotti i freni inibitori della coscienza razionale, la sua arte porta in superficie tutte le pulsioni e i desideri inconsci, dando loro l’impressione e l’immagine di allucinazioni iperrealistiche. In Dalì non esiste limite o senso della misura, così che la sua sfrenata fantasia, unita ad un virtuosismo tecnico notevole, ne fecero il più intenso ed eccessivo dei surrealisti al punto che nel 1934 venne espulso dal gruppo dallo stesso Breton.
Ciò tuttavia non scalfì la sua produzione artistica che, anzi, si intensificò notevolmente nelle sue forme surreali.

Vi ho accennato quindi che il Surrealismo, come molte altre correnti, ha la capacità di manifestarsi in tanti campi culturali. Oltre a cimentarsi con la pittura, la fotografia o la scultura, arriverà a scontrarsi con Freud nel campo della psicoanalisi e sperimenterà anche nel cinema, dando al tutto un taglio documentaristico, semplice e diretto.

Scritto da Malerin

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