Uno sguardo artistico alla Commemorazione dei defunti

Quest’anno, come ricorrenza calendariale di Novembre, abbiamo scelto di parlare della Commemorazione dei defunti. Partendo, in breve, dalla nascita e significati di tale festa, giungeremo poi alle usanze e all’arte come testimonianza dell’eternità del ricordo del defunto.
In questo articolo parleremo dunque di: maschere funerarie e della chiesa di San Bernardino alle Ossa a Milano.

Dato certo di questa ricorrenza è che il defunto viene celebrato in tutte le civiltà antiche, sia esse occidentali che orientali, e non solo cristiane; ha quindi origini ed epoche differenti e la celebrazione avviene all’incirca nello stesso periodo: tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre.
Il rito della Commemorazione dei defunti sopravvive alle epoche e ai culti: dall’antica Roma, alle civiltà celtiche, fino al Messico e alla Cina, è un proliferare di riti, dove il ruolo principale è quello di consolare le anime e ricordare i defunti, perché essi possano vivere nel ricordo dei loro parenti, uno di questi culti/celebrazioni è la maschera funeraria.

L’uso di maschere funerarie è documentato da molte società del monto antico. Di terracotta, di cera, di metallo o di gesso, appoggiate sul cadavere o sull’urna, esse sono presenti sia nei rituali che prevedono l’inumazione o la mummificazione sia dove è praticata la cremazione.
Le testimonianze più antiche risalgono all’età neolitica quando erano costituite da uno strato di argilla modellato e dipinto direttamente sul volto del cadavere.
Ruolo delle maschere era quello di conservare il volto del defunto a consunzione.
La maschera non è mai un ritratto realistico del defunto, bensì una sua generica rappresentazione, la cui fissità riflette la rigidità espressiva del cadavere.

Maschere funerarie sono attestate in Egitto a partire dall’Antico Regno. Sono di gesso o formate da molteplici strati di stoffa rivestiti di stucco dipinto; quella di Tutankamon è la più conosciuto ed caratterizzata da lamina d’oro.
La maschera, parte del corredo trovato nella tomba scoperta nel 1922, è realizzata lavorando a pressione una lamina d’ora per ricavarne alvei successivi riempiti con incrostazioni di vetro e pietre preziose (lapislazzuli, ossidiana, quarzo e feldspato).

kenneth-garrett-national-geographicIl faraone indossa il copricapo chiamato nemes, un fazzoletto a righe che copre i capelli e parte della fronte. La barba posticcia intrecciata è lavorata con la tecnica del cloisonné.
La grande collana che pende sul busto è formata da file di lapislazzuli, quarzo e amazzonite. Nella zona delle spalle e sulla nuca compiano iscrizioni per la protezione del sovrano. Sulla fronte figurano le dee Nekhebet e Uadyet, rappresentati rispettivamente come avvoltoio e cobra.

Gli occhi sono di ossidiana e quarzo con tocchi di rosso agli angoli. Le orecchie sono forate per essere ornate con orecchini.
La sua maschera funebre d’oro massiccio, a grandezza naturale, posta a protezione della sua mummia, lo presenta nell’aspetto del dio Osiride. Nella simbologia egizia l’oro era “la carne degli dei”.

Pressoché ignorate in Grecia, esse ricompaiono nel mondo etrusco-romano. Per lo più di cera o di tela stuccata, la maschera degli antenati faceva mostra di sé nelle domus patrizie.
Dopo il Rinascimento l’uso di onorate i defunti illustri per più giorni dopo il decesso obbligò a sostituire la salma con i manichini di maschere di cera dipinta.

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Maschera (kpeliye), XIX-XX secolo, New York

Maschere non solo funerarie ma anche per la celebrazione di riti, come questa immagine: si tratta di una maschera elaborata e intagliata, indossata durante le cerimonie funerarie dai membri della società Poro, dall’etnia ivoriana dei Senufo. Le piume e le corna animali sono accessori inusuali e servivano forse ad accrescere il potere della maschera a combattere e allontanare dalla tribù le forze malefiche.
Le diverse parti del viso (fronte, zigomi e arcate sopraciliari) sono decorate con ornamenti geometrici di forma ricurva a rilievo e incisi. I lineamenti individuano un volto schematizzato e sicuramente femminile (come accennano le protuberanze simili a gambe presenti alla base del volto che alludono alla tradizionale acconciatura delle donne senufo).

Ecco altre immagini significative riguardanti le maschere funerarie:

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Nella tradizione più recente esse sopravvivono per scopi commemorativi nella forma del ritratto post mortem.

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Pablo Picasso, La morte di Casagemas, 1901, Parigi

Il ritratto post mortem corrisponde all’immagine grafica, pittorica, scultorea o fotografica di una persona realizzata subito dopo il suo decesso. Radicalmente diverso sia dalla maschera che dal calco e dal ritratto funebre, il ritratto post mortem nasce dall’esigenza di fissare la fisionomia del defunto nel momento irripetibile della sua morte.

Ma vediamo anche qualche altro esempio che non sia esclusivamente pittorico, anche per avere una visione più completa di tale fenomeno.

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Finora però ci siamo soffermarti su manufatti e opere il cui scopo principale era appunto quello di consolare e ricordare i defunti ma, c’è da domandarsi se esista un luogo dove si è deciso di commemorare non un defunto specifico, ma la morte in sé: uno di questi può essere sicuramente la chiesa di San Bernardino alle Ossa di Milano.

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Esterno della chiesa di San Bernardino alle Ossa

Situata nelle vicinanze del maestoso Duomo cittadino, la chiesa di San Bernardino presenta una storia atipica poiché, in epoca Romana e poi Celtica, in quell’area era situata una zona boschiva considerata sacra e denominata nemeton. Non a caso, ancora oggi, a ricordo di quel vasto territorio adibito poi a coltivazione, esistono due importanti vie, via Brolo e via Verziere. Quando, nel 1217, venne edificato un ospedale destinato ai lebbrosi, il cimitero attiguo divenne insufficiente ad ospitare le salme dei malati: si decise quindi di costruire una camera destinata ad accogliere le loro ossa, al fianco del quale, venne poi costruita la chiesa, dedicata successivamente a San Bernardino da Siena per volere della confraternita dei Disciplini.

Furono proprio i Disciplini a voler creare un ambiente del tutto singolare che, nella sua macabra struttura, lascia spazio a sensazioni ed emozioni piuttosto forti.

La chiesa, piuttosto semplice, presenta una pianta ottagonale con due cappelle laterali arricchite da altari marmorei. Appena entrati, procedendo e girando verso destra, si accede ad un breve corridoio in cui, il visitatore si trova davanti una scena alquanto macabra e sconvolgente: l’ossario.

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Chiesa di San Bernardino alle Ossa, interno dell’ossario

Le pareti interne di questo edificio, a pianta quadrata, sono quasi interamente ricoperte di teschi ed ossa, disposte in varie modi, provenienti tutte dai cimiteri soppressi dopo la chiusura dell’ospedale.
Tutte le ossa vennero poi disposte ad ornare le nicchie, i cornicioni, le porte, i pilastri in un motivo decorativo dove il senso del macabro si fonde con la grazia del rococò.

Sopra l’altare, decorato con marmi pregiati e raffigurazioni della Passione di Cristo, trova posto la statua di Nostra Signora Dolorosa de Soledad, vestita di un camice bianco e mantello nero, immortalata con le mani giunte e raccolta in preghiera.

8202301175_d7df98cd29_bMigliaia di ossa e di teschi, provenienti da individui sconosciuti e appartenenti a diverse epoche, sono qui raccolti per celebrare la morte. Per molto tempo si ritenne che tali resti appartenessero ai martiri cristiani, morti durante gli scontri con gli eretici ariani ai tempi di S. Ambrogio ma, in realtà, questi reperti provengono tutti dai morti dell’ospedale di via Brolo e dai frati e priori che lo dirigevano.

Con questo articolo abbiamo deciso quindi di compiere una sorta di percorso, un percorso che tocca diverse epoche, diverse tradizioni e diversi luoghi ma, soprattutto, diverse forme di arte, atte tutte a ricordare, in un modo o nell’altro, i nostri defunti.

Scritto da Max e Malerin 

 

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4 thoughts on “Uno sguardo artistico alla Commemorazione dei defunti

  1. Facile e scorrevole, documentato anche visivamente (utilmente).
    Letto molto volentieri (anche perché, da lì ci sono passato un sacco di volte e che mai mi fosse scappato di mettere piede nella chiesa!) 🙂 Ma mica per evitare la visione delle ossa 🙂
    Confesso: solo per beata ignoranza. Mea culpa..maxima culpa!

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