L’ornamento nelle sculture classiche indiane

Oggi scopriremo insieme come gli ornamenti nelle sculture classiche indiane non siano semplicemente decorazioni fine a se stesse, ma ricoprono importanti funzioni, quali ad esempio: la sensualità, la fertilità, la protezione e molto altro ancora.

Nel corso dei secoli, la sensualità della forma del corpo, femminile e maschile, umana e divina, è stata una caratteristica dominante nella vasta e variegata tradizione artistica indiana. La figura umana — completa, elegante, adornata e accattivante — è stata infatti un tema ricorrente non solo come oggetto di rappresentazioni scultoree o pittoriche, ma anche richiami continui in opere letterarie.

Un incontro iniziale con le vivaci figure scultore dell’India — associate a templi, centri monastici e altre strutture come pozzi e giardini — talvolta spinge a giudicare in modo affrettato e ingiustificato che le sensuali immagini di pietra e di bronzo siano nude. Ad eccezione di alcuni manoscritti che riguardano l’erotica (come il kamasutra), il corpo umano nella tradizione artistica indiana non è nudo, ma si tratta molto semplicemente di un corpo ornato e l’ornamento (alankara) include sempre vestiti.
Il corpo ornato della tradizione indiana, sia maschile sia femminile, è decorato con tessuti pregiati, ornamenti di gioielli e fiori. Inoltre, è ulteriormente adornato con un’intera gamma di convenzioni che possono essere assimilate sotto il termine di “cultura del corpo“, coniata da Daud Ali. La cultura corporea comprende accurate acconciature [immagine 1 e 3], l’accentuazione della bellezza del corpo con l’unzione di oli, paste, cosmetici e profumi [immagine 2] e una serie di altre raffinatezze come ad esempio l’eleganza nel movimento, del gesto e delle posture [imamgine 4]. Qui sotto vi ho riportato qualche esempio di questi ornamenti:

Oltre alle sete e ai tessuti traslucidi, agli elementi abbondanti di gioielli, di fiori in trecce, e un elaborato sistema di acconciature e ghirlande di fiori, l’alankara comprende anche forme di disegni o tatuaggi sul corpo, come possiamo vedere nell’immagine qui affianco, sulle guance e sulla fronte della yakshi scolpite su un pilastro di ringhiera che circondava lo stupa buddhista di Bharut.
I disegni su mani e piedi continuano a sopravvivere tutt’oggi in India.

Frammento superstite della cancellata dello stupa di Bharhut raffigurante una Yakshi, foto di: Denman Waldo Ross Collection.


Durante il ventesimo secolo, specialmente in Occidente, la parola “ornamento” ha una sovrapposizione negativa quando si applica, per esempio, all’architettura, in cui i piani lisci e non adorni sono considerati eminentemente auspicabili. Già nel 1939, in risposta alla critica che considerava l’ornamento come eccessivo, A. K. Coomaraswamy esplorava l’etimologia della parola sanscrita e latina di ornamento e sottolineava che la decorazione era considerata un ingrediente essenziale per una buona opera d’arte. Il termine sanscrito alankara deriva dal significato letterale “per rendere sufficiente il rafforzamento, per rendere adeguato”, e suggerisce un miglioramento dell’efficacia dell’oggetto o della persona adornata. Così, anche il significato primario della parola latina ornare è “montare, fiorire, fornire con necessità” e solo secondariamente “abbellire”. L’ornamento venne quindi considerato come un prerequisito che si aggiungeva all’eleganza del corpo.
Coomaraswamy ha sottolineato che l’ornamento delle donne indiane “non è una questione di semplice vanità“, è, in realtà, molto di più. L’alankara è un ornamento di buon auspicio, protettivo e rende il corpo completo, bello e desiderabile. Stare senza ornamento provoca la mala sorte e l’esporsi al pericolo.

Nell’India, e soprattutto nell’ambiente pubblico, il corpo elegantemente ornato è sia appropriato sia esteticamente attraente, mentre un corpo non decorato è indegno di attenzione. Fino ad oggi, nei segmenti più tradizionali della società, l’assenza di ornamento implica il lutto e la morte nella famiglia. Un’importante funzione dell’ornamento è quella di proteggere e tutelare il suo indossatore. Può anche essere utile notare gli ornamenti pericolosi, come ghirlande di teschi e orecchini di cadaveri umani, indossati da temerari, potenti e pericolose dee come Kali.

Per concludere, l’alankara che svolge, come abbiamo visto, un ruolo così cruciale nell’ornamento delle sculture di donne e uomini, è fondamentale anche per l’abbellimento, il completamento e la protezione dell’architettura, sia del tempio sia del palazzo. L’ornamento del tempio con forme architettoniche in miniatura non è un’opportuno ornamento aggiuntivo.
L’alankara ha avuto un contenuto simbolico di auspicio, protezione e apotropaico. Ad esempio, le immagini delle coppie felici, che simboleggiano la beatitudine materiale, avevano una connotazione di stabilità e di prosperità di lunga durata nel contesto della città. Oltre a valorizzare e affidare l’auspicabilità e la protezione di spazi sacri e secolari, l’alankara ha mantenuto il significato artistico più profondo di affascinare la mente dello spettatore e di creare una maggiore consapevolezza, pur soddisfacendo uno scopo sacro. I shilpa-shastas, i testi che forniscono istruzioni per architetti e scultori, contengono interi capitoli che trattano minuziosamente particolari e dettagli sull’ornamento delle strutture architettoniche.

Facci sapere nei commenti se anche tu utilizzi gioielli, oltre per abbellire il corpo, come strumenti di buon auspicio, protezione e portafortuna.

Max

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