L’ornamento nelle sculture classiche indiane

Oggi scopriremo insieme come gli ornamenti nelle sculture classiche indiane non siano semplicemente decorazioni fine a se stesse, ma ricoprono importanti funzioni, quali ad esempio: la sensualità, la fertilità, la protezione e molto altro ancora.

Nel corso dei secoli, la sensualità della forma del corpo, femminile e maschile, umana e divina, è stata una caratteristica dominante nella vasta e variegata tradizione artistica indiana. La figura umana — completa, elegante, adornata e accattivante — è stata infatti un tema ricorrente non solo come oggetto di rappresentazioni scultoree o pittoriche, ma anche richiami continui in opere letterarie.

Un incontro iniziale con le vivaci figure scultore dell’India — associate a templi, centri monastici e altre strutture come pozzi e giardini — talvolta spinge a giudicare in modo affrettato e ingiustificato che le sensuali immagini di pietra e di bronzo siano nude. Ad eccezione di alcuni manoscritti che riguardano l’erotica (come il kamasutra), il corpo umano nella tradizione artistica indiana non è nudo, ma si tratta molto semplicemente di un corpo ornato e l’ornamento (alankara) include sempre vestiti.
Il corpo ornato della tradizione indiana, sia maschile sia femminile, è decorato con tessuti pregiati, ornamenti di gioielli e fiori. Inoltre, è ulteriormente adornato con un’intera gamma di convenzioni che possono essere assimilate sotto il termine di “cultura del corpo“, coniata da Daud Ali. La cultura corporea comprende accurate acconciature [immagine 1 e 3], l’accentuazione della bellezza del corpo con l’unzione di oli, paste, cosmetici e profumi [immagine 2] e una serie di altre raffinatezze come ad esempio l’eleganza nel movimento, del gesto e delle posture [imamgine 4]. Qui sotto vi ho riportato qualche esempio di questi ornamenti:

Oltre alle sete e ai tessuti traslucidi, agli elementi abbondanti di gioielli, di fiori in trecce, e un elaborato sistema di acconciature e ghirlande di fiori, l’alankara comprende anche forme di disegni o tatuaggi sul corpo, come possiamo vedere nell’immagine qui affianco, sulle guance e sulla fronte della yakshi scolpite su un pilastro di ringhiera che circondava lo stupa buddhista di Bharut.
I disegni su mani e piedi continuano a sopravvivere tutt’oggi in India.

Frammento superstite della cancellata dello stupa di Bharhut raffigurante una Yakshi, foto di: Denman Waldo Ross Collection.


Durante il ventesimo secolo, specialmente in Occidente, la parola “ornamento” ha una sovrapposizione negativa quando si applica, per esempio, all’architettura, in cui i piani lisci e non adorni sono considerati eminentemente auspicabili. Già nel 1939, in risposta alla critica che considerava l’ornamento come eccessivo, A. K. Coomaraswamy esplorava l’etimologia della parola sanscrita e latina di ornamento e sottolineava che la decorazione era considerata un ingrediente essenziale per una buona opera d’arte. Il termine sanscrito alankara deriva dal significato letterale “per rendere sufficiente il rafforzamento, per rendere adeguato”, e suggerisce un miglioramento dell’efficacia dell’oggetto o della persona adornata. Così, anche il significato primario della parola latina ornare è “montare, fiorire, fornire con necessità” e solo secondariamente “abbellire”. L’ornamento venne quindi considerato come un prerequisito che si aggiungeva all’eleganza del corpo.
Coomaraswamy ha sottolineato che l’ornamento delle donne indiane “non è una questione di semplice vanità“, è, in realtà, molto di più. L’alankara è un ornamento di buon auspicio, protettivo e rende il corpo completo, bello e desiderabile. Stare senza ornamento provoca la mala sorte e l’esporsi al pericolo.

Nell’India, e soprattutto nell’ambiente pubblico, il corpo elegantemente ornato è sia appropriato sia esteticamente attraente, mentre un corpo non decorato è indegno di attenzione. Fino ad oggi, nei segmenti più tradizionali della società, l’assenza di ornamento implica il lutto e la morte nella famiglia. Un’importante funzione dell’ornamento è quella di proteggere e tutelare il suo indossatore. Può anche essere utile notare gli ornamenti pericolosi, come ghirlande di teschi e orecchini di cadaveri umani, indossati da temerari, potenti e pericolose dee come Kali.

Per concludere, l’alankara che svolge, come abbiamo visto, un ruolo così cruciale nell’ornamento delle sculture di donne e uomini, è fondamentale anche per l’abbellimento, il completamento e la protezione dell’architettura, sia del tempio sia del palazzo. L’ornamento del tempio con forme architettoniche in miniatura non è un’opportuno ornamento aggiuntivo.
L’alankara ha avuto un contenuto simbolico di auspicio, protezione e apotropaico. Ad esempio, le immagini delle coppie felici, che simboleggiano la beatitudine materiale, avevano una connotazione di stabilità e di prosperità di lunga durata nel contesto della città. Oltre a valorizzare e affidare l’auspicabilità e la protezione di spazi sacri e secolari, l’alankara ha mantenuto il significato artistico più profondo di affascinare la mente dello spettatore e di creare una maggiore consapevolezza, pur soddisfacendo uno scopo sacro. I shilpa-shastas, i testi che forniscono istruzioni per architetti e scultori, contengono interi capitoli che trattano minuziosamente particolari e dettagli sull’ornamento delle strutture architettoniche.

Facci sapere nei commenti se anche tu utilizzi gioielli, oltre per abbellire il corpo, come strumenti di buon auspicio, protezione e portafortuna.

Max

Citazioni, frasi e aforismi sull’arte

Oggi volevamo condividere con voi alcune citazioni sull’arte di pittori, filosofi, scienziati e personaggi illustri per darvi qualche spunto per ispirarvi, emozionarvi e farvi sognare. Fateci sapere nei commenti la vostra frase preferita.

Arte è quando la mano, la testa, e il cuore dell’uomo vanno insieme.
(John Ruskin)


Ogni bambino è un’artista. Il problema è poi come rimanere un’artista quando si cresce.
(Pablo Picasso)


La scienza descrive le cose così come sono; l’Arte come sono sentite, come si sente che debbano essere.
(Fernando Pessoa)


Il tocco supremo dell’artista, sapere quando fermarsi.
(Arthur Conan Doyle)


L’arte è l’unica cosa seria al mondo. E l’artista è l’unica persona che non è mai seria.
(Oscar Wilde)

Il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale.
(Marcel Proust)


Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima.
(George Bernard Shaw)

Se il mondo fosse chiaro, l’arte non esisterebbe.
(Albert Camus)

La vita abbatte e schiaccia l’anima e l’arte ti ricorda che ne hai una.
(Stella Adler)


L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.
(Pablo Picasso)


Si usa uno specchio di vetro per guardare il viso e si usano le opere d’arte per guardare la propria anima.
(George Bernard Shaw)


Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole.
(Pablo Picasso)


Ogni artista intinge il pennello nella sua anima, e dipinge la sua stessa natura nelle sue immagini.
(Henry Ward Beecher)


Mandare luce dentro le tenebre dei cuori degli uomini. Tale è il dovere dell’artista.
(Schumann)

L’arte è uno di quei pochi territori dove è ancora possibile cercare delle verità.
(Wolf Vostell)

È un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa.
(Henri Cartier Bresson)


La vita è troppo breve per restare con “i piedi per terra”, quindi dipingi, scolpisci, scrivi, recita, danza… insomma sogna.
(Davide Sallustio)


L’autore nella sua opera dovrebbe essere come Dio nell’universo, presente ovunque e visibile da nessuna parte.
(Gustave Flaubert)

La scienza è ciò che comprendiamo abbastanza bene da spiegarla a un computer. L’arte è tutto quanto il resto.
(Donald Knuth)


Se c’è sulla terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare, se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime, qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell’infinito e del vago che chiamano anima, questa è l’arte.
(Gustave Flaubert)

Dio in realtà non è che un altro artista. Egli ha inventato la giraffa, l’elefante e il gatto. Non ha un vero stile: non fa altro che provare cose diverse.
(Pablo Picasso)


L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.
(Paul Klee)


Sogno di dipingere e poi dipingo il mio sogno.
(Vincent Van Gogh)


Ciò che l’arte tenta di distruggere è la monotonia del tipo, la schiavitù della moda, la tirannia delle abitudini, e l’abbassamento dell’uomo al livello della macchina.
(Oscar Wilde)


Tutta la grande arte nasce da un senso di indignazione.
(Glenn Close)


L’Arte ha parlato molte più lingue di quelle che l’uomo stesso abbia mai creato.
(Davide Sallustio)


I capolavori non sono fatti per sbalordire. Sono fatti per persuadere, per convincere, per entrare in noi attraverso i pori.
(Jean Auguste Dominique Ingres)


Nessun grande artista vede mai le cose come veramente sono. Altrimenti non sarebbe più un artista.
(Oscar Wilde)


L’arte non è ciò che vedi, ma ciò che fai vedere agli altri.
(Edgar Degas)


Non vi è alcun metodo più sicuro per evadere dal mondo che seguendo l’arte, e nessun metodo più sicuro di unirsi al mondo che tramite l’arte.
(Goethe)


I tre criteri di un’opera d’arte: armonia, intensità, continuità.
(Arthur Schnitzler)

La sola arte di cui mi accontento è quella che, elevandosi dall’inquietudine, tende alla serenità.
(André Gide)


La realtà produce una parte dell’arte, il sentimento la completa.
(Jean-Baptiste Camille Corot)


L’opera d’arte è un messaggio fondamentalmente ambiguo, una pluralità di significati che convivono in un solo significante.
(Umberto Eco)


Farci sentire piccoli nel modo giusto è una funzione dell’arte; gli uomini possono farci sentire piccoli solo nel modo sbagliato.
(Edward Morgan Forster)


Arte significa: dentro a ogni cosa mostrare Dio.
(Hermann Hesse)


La più bella esperienza che possiamo avere è il mistero – l’emozione fondamentale che sta alla base della vera arte e della vera scienza.
(Albert Einstein)


La Natura è rivelazione di Dio; l’Arte, rivelazione dell’uomo.
(Henry Wadsworth Longfellow)


La grande arte riprende da dove finisce la natura.
(Marc Chagall)


La natura è una casa stregata, l’arte è una casa che cerca di essere stregata.
(Emily Dickinson)


Che cosa è l’arte? Ciò per cui le forme diventano stile.
(André Malraux)


L’arte astratta non esiste. Devi sempre cominciare con qualcosa. Dopo puoi rimuovere tutte le tracce della realtà.
(Pablo Picasso)


L’arte è una attività umana che possiede come propri scopi la trasmissione alle altre persone dei più alti e migliori sentimenti al quale l’uomo sia mai arrivato.
(Lev Tolstoj)


Perché un’opera sia veramente bella, bisogna che l’autore vi dimentichi sé stesso, e mi permetta di dimenticarlo.
(François de Salignac de La Mothe-Fénelon)


La sincerità è un grande ostacolo che l’artista deve vincere.
(Fernando Pessoa)


Rivelare l’arte e nascondere l’artista è il fine dell’arte.
(Oscar Wilde)


Le opere d’arte sono di una solitudine infinita, e nulla può raggiungerle meno della critica.
(Rainer Maria Rilke)


La natura agisce secondo leggi che si è prescritta d’accordo col Creatore, l’arte secondi leggi sulle quali si è messa d’accordo con il Genio.
(Goethe)

Ogni grande opera d’arte ha due facce, una per il proprio tempo e una per il futuro, per l’eternità.
(Daniel Barenboim)


Arte è ciò che il mondo diventerà, non ciò che il mondo è.
(Karl Kraus)


Si può esistere senza arte, ma senza di essa non si può Vivere.
(Oscar Wilde)


L’arte non insegna niente, tranne il senso della vita.
(Henry Miller)


Con un’opera d’arte bisogna avere il comportamento che si ha con un gran signore: mettervisi di fronte e aspettare che ci dica qualcosa.
(Arthur Schopenhauer)

Impara le regole come un professionista, affinché tu possa infrangerle come un artista.
(Pablo Picasso)


Bisogna rifare dieci volte, cento volte lo stesso soggetto. Niente, in arte, deve sembrare dovuto al caso.
(Edgar Degas)


La natura imita ciò che l’opera d’arte le propone. Avete notato come, da qualche tempo, la natura si è messa a somigliare ai paesaggi di Corot?
(Oscar Wilde)


La vita imita l’arte più di quanto l’arte non imiti la vita.
(Oscar Wilde)


La vita è così orribile che la si può sopportare soltanto fuggendola. E lo si fa vivendo nell’arte.
(Gustave Flaubert)

La danza rappresentata nelle opere d’arte

La danza della vita di Edvard Munch (1899-1900)

Raffigurare la danza nell’arte ha sempre avuto il suo perché; il dinamismo, la bellezza e l’espressività della danza ne hanno fatto un soggetto attraente per innumerevoli artisti. La danza occupa una posizione importante nella natura umana. Che si tratti di una celebrazione, ritualistica o espressiva, la danza, come altre forme d’arte, ha anche un ruolo culturale significativo. Vediamo come gli artisti hanno catturato questa forma d’arte con una breve e non esaustiva panoramica sulla danza nell’arte.

L’arte della danza ha radici lontane

La danza è una forma d’arte che ha importanza in tutte le culture e i periodi di tempo, esprimendo emozioni e permettendo connessioni tra le persone. Come l’arte, è in costante evoluzione e cambiamento con i tempi, ma possiamo ancora trovare la stessa passione quando confrontiamo la danza del passato con la danza del presente. Fin dall’antichità, la danza è stata una parte fondamentale dei rituali, che hanno rappresentato momenti di aggregazione collettiva, come cerimonie e feste popolari. Infatti, questa disciplina è stata presente in tutte le culture umane partendo dai dipinti dell’antico Egitto, dell’antica Grecia, degli Etruschi e dei Romani. Inoltre, questo tema è stato indagato e rappresentato dall’arte anche durante il Medioevo, il Rinascimento, il Classicismo seicentesco, il Neoclassicismo, l’Impressionismo e la pittura del ‘900, fino ad arrivare ai giorni nostri.

Antica danza egiziana

L’illustrazione affianco mostra come la danza nell’antico Egitto era solitamente eseguita per onorare gli dei e anche in alcuni momenti speciali, ma il significato esatto dei movimenti particolari non può essere realmente decifrato dai dipinti sulle pareti. Nel frattempo, è chiaro agli storici e agli egittologi che la danza durante i tempi antichi era una parte comune e importante della vita.

Canova e la Danza

La Danzatrice con i cembali di Antonio Canova (1812)

La danza, che per sua natura cerca la bellezza nel movimento, diventa l’immagine per eccellenza della grazia nel neoclassicismo. La ripetizione delle figure danzanti all’interno della produzione canoviana testimonia l’interesse dell’artista per lo studio del movimento. Essendo un tema privilegiato, lo traduce in numerose statue di dee, muse, figure mitologiche, rilievi, disegni e tempera che esibiscono una notevole varietà di movimenti di danza e pose. La Danzatrice con i cembali, ad esempio, raffigura una giovane ragazza che, colta mentre esegue un passo di danza, afferra delicatamente i clavicembali con le mani.

Gli impressionisti e la danza, uno sguardo alle opere di Edgar Degas

È impossibile discutere la storia della danza nell’arte senza parlare degli impressionisti. I principi chiave del movimento si basano sulla cattura e rappresentazione di alcuni elementi come il movimento, l’energia e l’emozione sopra ogni altra cosa che sono strettamente correlati con il mondo della danza.

L’étoile di Edgar Degas (1878)

Edgar Degas nacque in una famiglia di amanti della musica a Parigi, dove il balletto era fiorente e si diffondeva in tutta Europa. Fin da giovane, Degas era sempre circondato dal balletto e ha sviluppato un intenso interesse, fino a trasformarsi quasi in un’ossessione. Dal 1860, l’artista frequentò il Palais Garnier e creò oltre 1.500 opere d’arte con ballerini come soggetti protagonisti. Secondo Degas, il suo intenso interesse derivava dalla visione del balletto sulla condizione umana, così come dalla volontà di rappresentare il dietro le quinte.

La vita delle giovani ballerine era estremamente impegnativa. Provenienti da famiglie spesso povere, le ballerine, soprannominate “les petits rats”, lavoravano sei estenuanti giorni alla settimana per provvedere alle loro famiglie. All’epoca, inoltre, la prostituzione era parte integrante della loro attività. Infatti, dietro al palcoscenico del Palais Garnier, teatro dell’opera di Parigi, era stata creata appositamente una grande sala di appuntamenti dove i signori ricchi potevano incontrarle e proporre atti sessuali in cambio di un sostegno finanziario portando queste giovani ragazze ad accettare questi compromessi essendo spesso la via di fuga dalla povertà e la spinta per avere successo come ballerine.

Questo fenomeno è rappresentato nel dipinto L’étoile (La ballerina solitaria). In prima linea nell’immagine c’è una ballerina su cui l’artista focalizza dunque l’attenzione, rendendo evidente la chiara matrice impressionista dell’opera. Dietro di lei, un’ombra, una figura maschile ben vestita con il volto oscurato. Questi contrasti netti evidenziano la realtà cupa di questi ballerini.

Tuttavia, non possiamo vedere questo come una sorta di attivismo femminista. L’artista, che aveva una visione misogina verso le donne, era noto per essere crudele con i ballerini. Li avrebbe deliberatamente sovraccaricati costringendoli a posare per ore per raggiungere il risultato artistico desiderato, come ammesso da lui stesso. Questi dipinti, anche se belli, spesso raffigurano una rappresentazione cruda e sinistra della danza, ma anche della natura umana.

Il Movimento dei Fauves e la danza

Il primo decennio del XX secolo è stato caratterizzato da un rapido cambiamento in senso sociale, politico e culturale. Il modernismo ha introdotto un paradigma completamente nuovo che è stato scioccante per molti. Una delle opere rivoluzionarie del periodo è certamente La Danza di Henri Matisse.

Una delle caratteristiche del fauvismo, il movimento istituito da questo pittore innovativo, era l’interesse per il primitivismo trovato nelle comunità indigene al di fuori dell’Europa. Ispirato da queste influenze, Matisse creò La Danza (La Danse) che ora è percepita come l’apice della sua carriera e un’opera d’arte moderna tra le più importanti.

La prima versione del dipinto, risalente al 1909, è conservata al Museum of Modern Art di New York, mentre l’altra, del 1910, è situata al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

Danza nell’arte moderna della metà del XX secolo

Come nei movimenti precedenti, gli artisti moderni della metà del XX secolo, come le figure chiave della Pop Art Alex Katz e Keith Haring, hanno continuato a rappresentare l’affascinante dietro le quinte del mondo della danza, così come la gioiosa semplicità della danza.

Untitled (Dance) di Keith Haring (1987)

Nella tradizione classica della Pop Art, il semplice dipinto in stile cartoon di Keith Haring Untitled (Danza) rifiuta l’elitarismo (tendenza di una minoranza alla salvaguardia dei propri interessi in senso classista). Invece, riflette l’emergente cultura hip hop di New York del tempo, di cui Haring era un fan. Le linee audaci e i colori vivaci si ispirano ai ritmi vivaci e potenti della musica, mentre le piccole linee simboleggiano l’energia che si irradia dai movimenti gioviali dei ballerini. Proprio come il resto del lavoro di Haring, la pittura danza emana un senso di felicità, celebrazione e unità.

La danza nell’arte contemporanea

Oggi gli artisti continuano ad essere ispirati dalla magia della danza e le nuove tecnologie nell’arte permettono loro di raffigurarla con nuove modalità.

Danza nell’arte: una fonte di inspirazione senza fine

Le qualità dinamiche ed espressive della danza e la sua bellezza faranno che gli artisti la vedano sempre come un soggetto da esplorare.

Quale tra le rappresentazioni della danza nell’arte, viste in questo articolo, è la tua preferita?

Scritto da Ste

Top 3 opere d’arte contemporanea più scandalose

Scopri con noi 3 opere d’arte contemporanea emblematiche e scandalose.

L’arte contemporanea è stata spesso oggetto di intense polemiche. Eppure questi scandali erano presenti anche prima. Già nel 1541, Michelangelo attirò l’ira dell’opinione pubblica creando uno degli affreschi più famosi della Storia dell’Arte: il Giudizio Universale. Sulle pareti della Cappella Sistina, i corpi nudi furono rapidamente coperti dalla censura ecclesiastica.

Numerosi altri eventi segneranno coscienze e costumi, fino all’ascesa dell’Impressionismo, che confermerà l’opposizione tra la creazione contemporanea e il latente accademismo, il modello di una società puritana vacillante.

Qui non si evocano opere d’arte di provata indignazione: Merda d’artista di Piero Manzoni, Fontana di Marcel Duchamp o Comedian, comunemente nota come La banana, una performance dell’artista italiano Maurizio Cattelan. Vi mostreremo, invece, alcune opere d’arte contemporanea un po’ meno conosciute, ma altrettanto interessanti, per la loro dimensione polemica, così come la loro curiosa (e talvolta violenta) accoglienza da parte del pubblico.

Siete pronti? Facciamo spazio allo scandalo!

The Holy Virgin Mary (La Santa Vergine Maria), Chris Ofili, 1996

La Santa Vergine Maria è un dipinto creato dall’artista britannico Chris Ofili nel 1996. Raffigura una donna di colore che indossa un vestito blu, un indumento tradizionalmente attribuito alla Vergine Maria. Non è pero questo l’aspetto che ha attirato le critiche principali. La sua particolarità? L’artista ha utilizzato diverse tecniche nella realizzazione dell’opera: pittura ad olio, glitter, resina poliestere… e soprattutto: sterco di elefante e frammenti di immagini pornografiche! Infatti, intorno a questa vergine di colore, possiamo distinguere forme simili alle farfalle. Tuttavia, questi elementi grafici non sono lepidotteri, ma piuttosto attributi genitali femminili, generalmente lontani dagli standard artistici che circondano il soggetto sacro della Vergine Maria.

Per l’artista, ex chierichetto, questa opera d’arte non costituisce una vera e propria blasfemia, ma descrive la confusione che ha vissuto durante il suo apprendistato cattolico, di fronte all’incoerenza della narrazione che descrive la nascita della Vergine Maria. Egli considera questa opera d’arte come una “versione hip-hop” della tradizione pittorica degli antichi maestri.

L’opera è stata acquistata direttamente da Charles Saatchi, collezionista molto influente nel mondo dell’arte contemporanea, l’anno successivo al suo completamento. Fu poi presentato nel 1997 come parte della mostra “Sensation” al Brooklyn Museum di Londra, dedicata agli scandali artistici.
In questa occasione, Chris Ofili ha attratto un avversario potente: il sindaco di New York, Rudolph Giuliani.
Quest’ultimo, profondamente offeso dalla scoperta di questa opera d’arte, ha lanciato una crociata punitiva contro l’artista e l’istituzione che ospita l’opera, attraverso varie procedure e metodi più o meno discutibili. Egli si è spinto fino al punto di cercare di sopprimere la sovvenzione comunale di 7 milioni di sterline destinato a sostenere il museo, senza risultati in quanto l’istituzione ha vinto il caso in tribunale.

Questa miscela controversa di sacro e profano ha anche attirato un sacco di vandalismo. Nel 1999, l’opera d’arte è stata vittima della proiezione di vernice bianca da parte di un fervente attivista cattolico. Nello stesso anno, un artista di nome Scott Lobaido ha proiettato letame di cavallo sul plexiglas che copre l’opera, che ha considerato l’opera di Ofili come qualcosa che servisse a “denigrare la fede cattolica”. Dopo il loro intervento, le guardie del museo, non senza un tocco di umorismo e di disprezzo, hanno risposto: “Questa non è la Vergine Maria. È un dipinto”.

Da questi eventi, il dipinto ha continuato la sua impressionante ascesa al cuore della storia dell’arte contemporanea. Nel 2015, è stato venduto per 4,6 milioni di dollari. Nel 2019, è la consacrazione definitiva, in quanto diventa parte delle collezioni permanenti del Museo di arte moderna e contemporanea di New York (MoMA) di New York.

Self, Marc Quinn, 1991

Self è una serie di autoritratti dell’artista britannico Marc Quinn. Questi autoritratti, in forma di sculture, sono stati creati da uno stampo del volto dell’artista, riempito con il proprio sangue congelato (circa 5 litri di emoglobina per stampo). Questa serie non è ancora finita, dal momento che l’artista fa un nuovo autoritratto ogni 5 anni, da un cast aggiornato del suo volto e “nuovo” sangue.

Mettendo da parte l’aspetto profondamente cruento di questo processo, nessuno può rimproverare questo artista per non dare abbastanza di se stesso per rendere la sua opera personale. In effetti, Marc Quinn cerca di sfidare lo spettatore spingendo indietro i limiti del ritratto, creando un’opera d’arte “che non ha semplicemente la forma del modello, ma è in realtà fatto con la carne e il sangue del modello”.

Questa opera d’arte, meno divisiva rispetto alle precedenti perché è centrata su un approccio personale, non ha dovuto soffrire di vandalismo o obbrobrio popolare. Tuttavia, è stato oggetto di molti dibattiti intellettuali sulla sua rilevanza artistica, con alcuni che considerano questa opera d’arte come un terribile vampiro, e altri che credono che abbia un forte valore allegorico. Quest’opera d’arte può legittimamente salire al rango di autoritratti leggendari, da Van Gogh a Cindy Sherman, testimoniando in modo più o meno illuminato la fragilità dell’umanità, e permettendo allo spettatore di muoversi in un pacchetto di intimità dell’artista.

Piss Christ, Andres Serrano, 1987


Piss Christ è una fotografia del 1987 dell’artista nato a Brooklyn, Andres Serrano. Mostra un crocifisso di plastica immerso in un acquario pieno di urina e sangue.

Per l’artista, questa opera confusa dovrebbe essere vista come una critica dell’attività lucrativa del cattolicesimo e una “condanna di coloro che abusano dell’insegnamento di Cristo per servire i propri scopi vili”.

La portata altamente blasfema di questa opera d’arte causerà logicamente intense controversie, sia negli Stati Uniti che all’estero, specialmente in Francia. Sul continente americano, l’opera d’arte non è passata inosservata, anche facendo notizia su alcuni giornali nazionali. La rivista americana Time l’ha anche messa tra le 100 fotografie più iconiche di tutti i tempi.

L’opera è stata rapidamente premiata da una potente istituzione artistica nel 1989 (Southeastern Center for Contemporary Art), a sua volta finanziata con fondi pubblici. Alcuni senatori americani si sono rivoltati nei confronti di questo sostegno pubblico per un’opera che consideravano indecente. Una feroce battaglia senatoria seguì tra critici e sostenitori di questo approccio, sullo sfondo di un dibattito sulla libertà artistica.

Dopo questo intervento politico, l’opera è stata ripetutamente sottoposta a violenze infernali, sia negli Stati Uniti, in Svezia, o anche in Francia, dove è stata vandalizzata durante una mostra ad Avignone nel 2011 da diversi individui dotati di martelli e oggetti contundenti, che ha anche aggredito il personale del museo che ha interferito in questa macabra manovra.

Il direttore del museo ha ricevuto numerose minacce di morte, e una manifestazione che riunisce più di 1.000 persone è stata organizzata nella città dove l’opera è stata esposta.

Queste opere non sono ovviamente le uniche ad aver stimolato critiche e proteste. Avremmo potuto evocare le opere iper-sessualizzate di Robert Mapplethorpe, le sculture monumentali e contestate di Richard Serra o l’Albero di Natale di Paul McCarth facilmente paragonabile a un sex toy. L’arte ha costantemente suscitato scandalo, e continuerà a farlo.

E tu cosa ne pensi di queste opere? Qual è l’opera che avresti messo in cima alla classifica?

Scritto da Ste