Tadao Andō e la dimensione naturale

“Io creo un ordine architettonico sulla base della geometria… Tento di usare le forze dell’area dove sto costruendo, per ripristinare l’unità tra la casa e la natura, che fu perso nel processo di modernizzazione […]”

Fautore dell’armonica fusione tra la dimensione artificiale e la dimensione naturale, Tadao Andō viene considerato il più famoso architetto autodidatta del mondo poiché, prima di dedicarsi all’architettura, ebbe una carriera lavorativa molto varia.
La sua formazione si basa infatti sull’intensa lettura e su un elevato numero di viaggi che, da giovane, aveva intrapreso prima in Europa e poi negli Stati Uniti, per immergersi nello studio di architetture storiche e contemporanee.

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Fortemente influenzato dal movimento moderno e, soprattutto, dalle idee e dai criteri di funzionalità presenti nelle opere di Le Corbusier, le architetture di Andō sono saldamente legate alla tradizione giapponese per la resa dei dettagli. I suoi edifici si basano tutti sulla dimensione del tatami, orientativamente lo spazio occupato da una persona sdraiata (90 cm x 180 o, nel caso del mezzo tatami 90 cm x 90 cm) sulla tradizionale pavimentazione giapponese composta da pannelli rettangolari affiancati.

È quindi noto che il suo stile esemplare, che prevede solo l’utilizzo del cemento a vista associato al legno o alla pietra, evoca la materialità e il collegamento tra gli ambienti e, i suoi edifici sono spesso caratterizzati da volumi tridimensionali che si incrociano nello spazio, sia che siano all’interno o all’esterno.

Il suo approccio all’architettura viene talvolta classificato come regionalismo critico, un criterio che cerca di opporsi, privilegiando il contesto geografico, a quell’idea di mancanza di identità che caratterizza tutte le architetture contemporanee.

Due sono gli edifici che, nella loro complessità, sottolineano questo suo amore per la natura o, comunque, per gli elementi naturali: la Cappella sull’acqua a Tomamu del 1988 e la Chiesa della Luce a Ibaraki del 1989.

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Tadao Ando, Cappella sull’acqua, Tomamu, 1988

La Cappella sull’acqua è inserita su un altopiano delle montagne di Hokkaido, la regione più fredda del Giappone. In pianta, la cappella è formata dalla sovrapposizione di due quadrati, uno piccolo e uno grande, e si affaccia su un laghetto artificiale ottenuto deviando un ruscello che scorre nelle vicinanze.

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Tadao Ando, Particolare dell’arredo della Cappella sull’acqua

Un muro indipendente a L circonda il retro dell’edificio e un lato del laghetto. Alla cappella si accede dal retro e il percorso costeggia il muro. Il mormorio dell’acqua accompagna i visitatori lungo il percorso , senza che essi vedano il lago. Dopo una curva, si sale per un sentiero in lieve declivio, fino a raggiungere la zona di accesso alla cappella, chiusa sui quattro lati da vetrate, una sorta di contenitore di luce. Percorsa la cappella, il visitatore ritrova la vista del lago: attraverso la parete di vetro davanti all’altare si scorgono la distesa d’acqua e una grande croce.
L’arredo è stato progettato apposta per questa cappella, soprattutto le sedie. Queste hanno un effetto rilassante sul fruitore e riecheggia l’estro geniale di una chiesa che invita al risveglio dei sensi e alla fratellanza con la natura.

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Ora, invece, focalizziamoci sull’altro esempio, la Chiesa della Luce.

La Chiesa della Luce, progettata per Ibaraki Kasugoaka Church e ubicata nel quartiere residenziale di Ibarakisobborgo di Osakainvece, riprende tutti i temi profondi dell’architettura di Tadao Andō.

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Tadao Ando, Chiesa della Luce, Ibaraki, 1989

Lo spazio, il silenzio, la nuda geometria della forma prismatica, tagliata da un muro inclinato di 15 gradi e la luce che penetra dal taglio cruciforme sulla parete dietro l’altare, verso il quale si è accompagnati dalla lieve pendenza dell’edificio, realizzano uno spazio mistico che può avere eguali solo nella Cappella di Ronchamp di Le Corbusier. A differenza di questa, caratterizzate da forme curve e superfici inclinate, la Chiesa della Luce propone un semplice volume prismatico, costituito da tre cubi e tagliato da un muro che si ferma a 18 cm dall’intradosso della copertura, facendo penetrare all’intero una lama di luce.

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Vi si accede lateralmente, accompagnati dall’inclinazione del muro che taglia il volume, tornando verso il fondo ed entrando di colpo nell’aula ecclesiastica in calcestruzzo a vista, sulle quali la luce gioca un ruolo fondamentale in quanto, proiettandosi sulle pareti in modo variabile secondo il corso del sole, genera delle sensazioni che rendono lo spazio vibrante e pieno di tensione.

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Tadao Ando, Chiesa della Luce (particolare del taglio cruciforme)

Gli arredi e il pavimento dell’aula sono in tavole grezze di cedro scuro, seguendo uno spartano criterio di economia e di semplicità che rende il corpo dell’uomo partecipe dell’architettura

Tra il 1997-98 è stata progettata un’addizione, completata nel 1999, che comprende locali ad uso della comunità, uffici e servizi, in un volume separato dalla cappella mediante un muro di calcestruzzo parallelo a quello che interseca l’aula. Tra essi va ad inserirsi una scala, detta scala di Giacobbe.

Gli effetti di luce e di trasparenza di questo corpo di fabbrica, nel quale domina il legno chiaro, fanno da contrappunto alla controllata oscurità della cappella.

Voglio attirare la vostra attenzione su questo video che, utilizzando la tecnica del rendering, ci permette di percorrere e di vedere tutta la struttura e la bellezza di questa bellissima costruzione:

Per concludere vi lascio con una citazione dello stesso Andō per spiegare questa sua passione per la luce:

“La luce porta vita negli oggetti e unisce spazio e forma… ai mutamenti naturali affido il compito di produrre forme semplificate e il dispiegarsi di complessi scenari.”

Scritto da Malerin

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5 thoughts on “Tadao Andō e la dimensione naturale

  1. Pingback: Architetture davvero Green | Spunti sull'Arte

      • Davvero molto rara! Per carità, di architetti davvero bravi ce ne sono tantissimi, ma ben pochi hanno questo rispetto per la natura, questo amore per la propria patria ovunque vadano e ovunque costruiscano… io ho avuto l’opportunità di vedere, a Milano, il teatro che ha costruito per Giorgio Armani e ti dico lui è così ovunque, porta un pezzo di Giappone in ogni città in cui ha lavorato 🙂 [Malerin]

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