Lewis Carroll e Jabberwocky

I racconti di Lewis Carroll hanno sempre affascinato grandi e piccini: il suo mondo, ricco di pazzia, di paradossi e di assurdità, ci ha sempre permesso di evadere, di lasciare temporaneamente questa dimensione sbiadita, per entrare in una realtà popolata da creature fantastiche e spesso stravaganti, una realtà in cui risulta quasi all’ordine del giorno prendere il the, in compagnia di un cappellaio e di un ghiro, o scontrarsi con un esercito il cui corpo è costituito da carte.

Lewis Carroll però non scrisse solo Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie ma scrisse anche un seguito, Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò: nato come semplice continuazione per sfruttare il grande successo del primo volume, questo libro risulta meno onirico e più malinconico, ancor più ricco di giochi di parole e proverbi.

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Illustrazione di John Tenniel: Alice, curiosa, decide di attraversare lo specchio per scoprire cosa ci fosse al di là

La storia, questa volta, inizia con un Alice curiosa, che si domanda cosa ci potrebbe essere al di là dello specchio e, riuscita ad oltrepassarlo, trova un diario contenente un testo incomprensibile, parole ricche di un significato che lei non riesce a comprendere: il Jabberwocky.

Jabberwocky (in italiano Ciarlestrone, Ciaciarampa, Tartaglione o Giabervocco) viene considerato il più illustre nonsense scritto in lingua inglese totalmente composto da parole inventate dallo stesso Carroll, un testo spesso studiato da molti autori e traduttori, che vengono stuzzicati da questa sfida nell’affrontare un bizzarro contenuto ricco di tranelli linguistici molto sottili e difficili da individuare, non solo da tradurre.
La maggior parte delle parole presenti rientrano nella categoria delle parole “macedonia”, vale a dire parole nate dalla fusione di due parole diverse che, il più delle volte, hanno un segmento, una parte in comune.

Vediamo ora qualche estratto:

“And as in uffish thought he stood
The Jabberwock, with eyes of flame,
Came whiffling through the tulgey wood,
And burbled as it came!

One, two! One, two! And through and through
The vorpal blade went snicker-snack!
He left it dead, and with its head
He went galumphing back. “

Tradotto in italiano:

“E mentre in bellico pensier si trattenea,
Il Ciarlestrone con occhi di brage
Venne sifflando nella tulgida selva
Sbollentonando nella sua avanzata!

Un, due! Un, due! E dentro e dentro
Scattò saettante la vorpida lama!
Ei lo lasciò cadavere, e col capo
Se ne venne al ritorno galumpando.”

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Jabberwocky in un’illustrazione di John Tenniel

Quindi, questo Jabberwocky viene visto, nella poesia, come una creatura mostruosa, molto simile ad un drago, con occhi di fiamma e un’andatura traballante, un essere che vive nelle selve aspettando gli uomini che, ignari, se lo ritroveranno davanti. Questo mostro verrà però ucciso dalla lama della spada di un fanciullo, probabilmente il Re Rosso, visto che il diario dovrebbe appartenere a lui.

Questo nonsense è, però, per sua natura indefinibile, non è solo assenza di significato o negazione, ma si spiega attraverso se stesso, ponendosi al di qua e al di là del significato. Diventa quindi un’immagine speculare e capovolta della realtà, stranamente identica ma diversa che è, in un certo senso, la traduzione del linguaggio comune in un linguaggio proprio della fantasia, della follia, della trasgressione e, piuttosto che non significare nulla, decide di significare il nulla.

Alice stessa tenterà di dargli un significato ma, la sua prima reazione è quella di affermare “in some language… I don’t know”.

Humpty_Dumpty_Tenniel

L’incontro con Humpty Dumpty in un’illustrazione di John Tenniel

Si presume allora che, trovando una chiave, la poesia di possa leggere ma, non per questo darle un significato; quindi Alice l’accantona momentaneamente, fino all’incontro con Humpty Dumpty, l’arrogante personaggio dalla testa ad uovo che può dare alle parole un significato. Proprio a lui chiederà il significato della prima strofa, dandole però una spiegazione capricciosa e casuale.

Il nonsense di Lewis Carroll è, più di ogni altro, una pazzia, una pazzia che ha però un metodo.
Se analizziamo il Jabberwocky secondo i quattro livelli linguistici (fonetico, morfologico, sintattico e semantico), ci accorgiamo che i primi tre livelli sono del tutto normali, mentre il semantico è sicuramente bizzarro. I suoni risultano tutti pronunciabili, la morfologia e la sintassi sono regolari ma, quando ci troviamo davanti alla semantica, affrontiamo il vuoto.
Ci ritroviamo ad esplorare dei percorsi fatti da associazioni automatiche, con aree sfumate che cercano di dare a tutto un senso.

Descritta così, sembrerebbe una missione impossibile, ma in realtà numerosi sono stati i tentativi di traduzione, fin dai tempi dello stesso Carroll. In epoca più recente, questa poesia ha perso il suo carattere infantile e giocoso e, il tentativo di rendere la parodia finisce per uccidere la leggerezza della filastrocca.

Chi si è riavvicinato sicuramente al lato “infantile” è senz’altro Raphaël Urwiller, non tanto per la linguistica ma, nel rappresentare tutta la storia in nuovo libro illustrato, con immagini più giocose e meno inquietanti rispetto a quelle di John Tenniel.

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Tre colori a tinte speciali (rosso, verde e bianco avorio) raccontano della battaglia contro il mostro Jabberwocky, una specie di drago-serpente gigantesco che si trasforma quasi in un arcobaleno per piacere di più ai bambini.

Il Jabberwocky non compare però solo in letteratura o in album illustrati, ma anche nei film! Terry Gilliam dedicò un film alla figura di Jabberwocky nel 1977, dando al tutto un carattere divertente e dal sapore medievale, mentre in Alice in Wonderland di Tim Burton, sarà la stessa Alice a combattere contro Ciaciarampa, decapitandolo con la sua spada.

Scritto da Malerin

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10 thoughts on “Lewis Carroll e Jabberwocky

  1. Grazie Mamma

    Grazie mamma
    perché mi hai dato
    la tenerezza delle tue carezze,
    il bacio della buona notte,
    il tuo sorriso premuroso,
    la dolce tua mano che mi dà sicurezza.
    Hai asciugato in segreto le mie lacrime,
    hai incoraggiato i miei passi,
    hai corretto i miei errori,
    hai protetto il mio cammino,
    hai educato il mio spirito,
    con saggezza e con amore
    mi hai introdotto alla vita.
    E mentre vegliavi con cura su di me
    trovavi il tempo
    per i mille lavori di casa.
    Tu non hai mai pensato
    di chiedere un grazie.
    Grazie mamma.

    Judith Bond

    https://worldphoto12.wordpress.com/2016/05/08/festa-della-mamma/

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  2. Mi riferivo alla rottura di schemi in un’epoca ben differente dall’odierna, negazione estrema di ogni regola.
    Sterne gioca, spara pagine vuote… 🙂 dissacrante e spassoso, per esempio, quando l’io narrante racconta com’è venuto al mondo…:-)

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  3. Ignoravo l’esistenza di questo titolo. Per cui ora mi è una piacevole rivelazione. E non solo nozione ma anche strumento utile di esperimento. Mi viene da dire che è a suo modo un’avanguardia, non a caso è stato ripreso da autori e film in epoca relativamente recente.
    Nota: Non so perchè ma mi torna in mente Tristram Shandy, di già un secolo prima…

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    • Io sono sempre rimasta affascinata da Jabberwocky e ci tenevo particolarmente ad analizzarlo qui, quindi mi ha fatto molto piacere sapere che anche se non lo conoscevi, sei riuscito ad apprezzarlo. Per quanto riguarda Tristram Shandy, ti riferisci al paradosso? 🙂 [Malerin]

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