Umberto Boccioni: genio e memoria

Umberto Boccioni: genio e memoria è una delle mostre del palinsesto primaverile proposte dalla città di Milano, luogo di adozione del famoso pittore, che decide di celebrarlo con un’importante mostra monografica nel centenario della sua morte.

Con le sue 280 opere, questa esposizione brilla per la ricchezza e per l’indagine sulle fonti che, da Raffaello a Previati, hanno costituito la cultura visiva, quasi accademica, del giovane futurista. Questa sua ricchezza visiva ha nutrito tutto il suo percorso verso una nuova arte, un’arte universale che sia sintomo della modernità. La modernità emerge, infatti, con forza nella seconda parte della mostra, quella dedicata al periodo futurista: questa è la fase più famosa, più conosciuta di Boccioni, che qui viene presentata anche con opere innovative e poco conosciute, sottolineando continuamente la relazione fra la fase ideativa (e quindi il disegno) e la fase realizzativa, accostando cicli tematici e tante opere diverse. Un elemento di novità è quindi conoscere Boccioni per la sua grande bravura nel disegno, strumento di ricerca e di espressione che lo ha arricchito, poiché è proprio con il disegno che l’artista riesce a mantenere grande coerenza e a vitalizzare, energizzare le sue opere.

Vediamo ora, nello specifico, parti della mostra che io e Max abbiamo visitato in questi giorni.

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Lo studio approfondito e l’interesse spiccato per le fonti antiche confluisce in tre importanti diari dell’artista, stesi tra il 1907 e il 1908 e nelle carte che danno vita all’Atlante della Memoria, visibili all’interno della mostra.

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Diario di U. Boccioni, 1907

Se nei diari si può notare l’intenso e difficile percorso che l’artista compie durante il suo primo apprendistato, riempiendo le pagine dei taccuini di appunti e di schizzi relativi a dipinti realizzati o che realizzerà, nell’Atlante della Memoria trovano spazio solo quelle ricerche, rivolte alla cultura dell’Antico, che Boccioni ha selezionato nei primi dieci anni della sua vita artistica, riconoscendole come base imprescindibile della sua formazione; un po’ come fece poi Aby Warburg nel 1924, quando redasse il suo personale Atlante che denominò Mnemosyne (la dea greca personificazione della memoria), album ricco di ricerche sulla sopravvivenza e sull’influenza dell’Antico nella cultura europea.

Le fonti visive dell’Atlante hanno molteplici relazioni con le opere prefuturiste di Boccioni, ma alcune di esse rimasero comunque vivide nella sua memoria e riemersero, dai suoi ricordi, anche più tardi nelle opere futuriste.

Come detto precedentemente, in questa mostra monografica trovano spazio numerosi disegni: questi 60 fogli coprono tappe importanti della vicenda dell’artista, in un arco temporale compreso tra il 1906 e il 1916, anno della sua morte.

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Distribuiti come un filo conduttore lungo tutto il percorso espositivo, accostati talvolta alle opere definitive realizzate in seguito, questi disegni sono caratterizzati da un’ampia varietà di stili, di tecniche e di tipologie tematiche.

Guardando questi disegni si può notare anche come Boccioni, nella sua prima fase artistica, fosse profondamente legato alla tipologia del ritratto: se inizialmente si sofferma sullo studio della propria madre, che riprenderà poi anche in epoca divisionista (vedi le Tre Donne) e futurista (come del caso di Materia), durante lo studio dei grandi maestri antichi e contemporanei, Boccioni dipinse energici ritratti di gentiluomini e amici del suo tempo, come quello dell’amico Giorgio Gopcevich o del cavalier Giuseppe Tramello, dimostrando così la sua capacità di penetrazione psicologica dei personaggi e una forte sensibilità luministica.

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Durante il percorso della mostra si può constatare anche che, per la sua formazione artistica e intellettuale, fu vitale il trasferimento a Milano: continuando a realizzare opere sotto l’influsso di Giacomo Balla, Boccioni si avvicinò alle tendenze del divisionismo simbolista di Giovanni Segantini e Gaetano Previati.
Nelle pagine dei diari, i riferimenti a vicende e opere dei due artisti ricorrono numerosi: se di Segantini apprezzò soprattutto la rappresentazione in chiave simbolica della natura, del mondo pastorale e degli affetti femminili, di Previati lo colpirono lo spiritualismo e l’impegno teorico nello studio della tecnica artistica, tant’è che il fascino per le sue opere proseguirà fino alle fasi iniziali del futurismo.
Dal suo amore per il ritratto e per la tecnica divisionista, nascerà una serie di autoritratti del giovane artista.

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Infine, l’ultima tappa della biografia visiva dell’artista, che la mostra mette in luce, è senza dubbio quella più conosciuta e più famosa: il futurismo.

Boccioni, qui, sposta la sua ricerca verso una fusione dinamica tra lo spettatore, l’ambiente e lo spazio, tutto in continua trasformazione. La macchina e la velocità diventeranno i simboli principali della sua visione, che svilupperà sia in opere pittoriche come Elasticità e Antigrazioso, sia in opere scultoree, come Sviluppo di una bottiglia nello spazio o Forme uniche della continuità nello spazio, completa fusione fra figura, luce e ambiente circostante.

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Umberto Boccioni, Forme uniche della continuità nello spazio, 1913

In conclusione, è una mostra senza dubbio interessante, che mette in luce tutte le fasi di Umberto Boccioni e, anche se l’allestimento non è dei migliori (sia per questioni luminotecniche sia per distribuzione delle opere), è senz’altro un buon modo per celebrare questo grande artista nel centenario della sua morte.

Scritto da Malerin 

 

 

 

 

 

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