Fotografare il movimento

In questo mio primo articolo della rubrica “Fuori tema”, ho deciso di parlarvi della fotografia. Anche la fotografia ricopre un ruolo artistico importante, ma non sempre è stato cosi e vedremo perché. Di questo tema, molto ampio, ho deciso di parlarvi della fotografia dinamica, cioè fotografare il movimento.
Se già la fotografia era di per sé, al tempo, un’invenzione e innovazione meravigliosa, figuriamoci poi con l’avvento della fotografia dinamica.

  • Introduzione alla nascita della fotografia

La fotografia fece la sua comparsa ufficiale nel 1838, quando Louis-Jacques-Mandé Daguerre (1787-1851) comunicò all’Accademia delle Scienze un procedimento, che egli aveva perfezionato e denominato dagherrotipo, per fissare un’immagine proiettata nella camera oscura sopra una lastra d’argento. Sin dal 1826, però, il fisico Nicéphore Niepce (1765-1833) aveva compiuto i primi esperimenti per riprodurre immagini naturali a mezzo della camera oscura, associandosi nel 1829 a Daguerre.

  • Fotografia e pittura

Un aspetto interessante della nascita della fotografia, è che sin dall’inizio essa non ebbe rapporti facili con la pittura, perché, sviluppando soprattutto il genere della ritrattistica – il cui rappresentante più significativo fu Gaspar-Félix Tournachon, detto Nadar (1820 – 1910) – sottrasse occasioni di lavoro ai pittori, fornendo prodotti più accessibili e meno costosi. Si pensi, per citare un precoce esempio italiano, al caso della ditta Alinari, nata a Firenze nel 1854, che aprì un fortunatissimo laboratorio dedicato in particolare al ritratto, in stretta dipendenza dalla pittura.
Tuttavia la fotografia investe ben presto anche il mondo artistico, poiché è subito chiaro che il nuovo mezzo, strumento di sempre più precisa rappresentazione, descrizione e conoscenza delle cose, offre una molteplicità di applicazioni possibili. Molti artisti la adottano come supporto al proprio lavoro, per esempio sostituendo il modello vivente con meno costose fotografie di nudi maschili o femminili; altri se ne servono per prendere più velocemente appunti visivi invece di eseguire schizzi e disegni; altri ancora – è il caso di Nadar, inizialmente modesto pittore e buon caricaturista – si riciclano come fotografi, un mestiere che poteva essere assai richiesto, soprattutto per la ritrattistica.
Ci volle comunque parecchio tempo perché i pittori riconoscessero dignità al nuovo mezzo, al quale intanto veniva affidato il compito di documentare svariati aspetti della realtà: i paesaggi, le vedute urbane, i monumenti più significativi, i ritratti di personaggi di rilievo o anche scene tradizionalmente affidate ai pittori, come quelle dei campi di battaglia.

  • Fotografare il movimento: la cronofotografia e le sequenze

Fu necessario molto tempo, dopo l’invenzione della fotografia, perché questo mezzo venisse usato in modo da non imitare la pittura, ma piuttosto da suggerire a quest’ultima stili, temi e sistemi inediti.
Anche se non intenzionalmente, i due fotografi scientifici Marey e Muybridge furono tra i primi a imprimere questa svolta.
Etienne-Jules Marey (1830-1904), un medico fisiologo francese, ideò numerosi stratagemmi per documentare alcuni fenomeni dinamici naturali, come il volo degli uccelli o il ritmo del cuori di alcuni animali.
Fra il 1880 e il 1890 usò con gli stessi intenti la macchina fotografica inventando la cronofotografia (dal greco chronos, tempo), cioè una fotografia che riassumesse in un’unica immagine varie frazioni di tempo: aprendo e chiudendo ritmicamente l’otturatore dell’obiettivo, registrava su di una stessa lastra la sequenza di un movimento, scomponendolo in istanti successivi.

Immagine

Etienne-Jules Marey, Uomo che cammina indossando un vestito nero con striscia bianca ai lati, 1883, Cronofotografia

Per documentare con diagrammi il dinamismo della camminata di un essere umano, faceva indossare al soggetto una tuta nera con delle strisce bianche ai lati: in questo modo l’obiettivo registrava la sequenza delle strisce.
Lo scopo dello studioso era capire il funzionamento della macchina-uomo per progettare delle macchine utili, dalle pompe per il cuore alle macchine voltanti.

Étienne-Jules_Marey_-_Movements_in_Pole_Vaulting_-_Google_Art_Project

Etienne-Jules Marey, Movimenti Salto con l’asta, 1885 ca.

Nello stesso periodo il fotografo inglese Eadweard Muybridge (1830-1904), che lavorava negli Stati Uniti, studiava gli animali in movimento: un governatore della California, proprietario di cavalli da corsa, gli aveva commissionato uno studio sperando di ottimizzare i metodi di allevamento.

Il5

Eadweard Muybridge, Sequenza di un cavallo al galoppo

Il metodo usato da Muybridge, consisteva nel fotografare gli animali in movimento attraverso gli scatti in successivi di una serie di macchine fotografiche dislocate a distanza regolare su percorso: al passaggio del soggetto in movimento, ne fissavano un’immagine statica che recuperava il senso del dinamismo una volta messa in sequenza con le altre.

  • Cronofotografia e pittura

L’influsso degli studi di fotografia in movimento esercitarono una profonda influenza sull’avanguardie artistiche del Novecento, a partire dal futurismo.
Una fonte importante alla quale attinsero i pittori futuristi, in particolare Giacomo Balla e la prima fase artistica di Marcel Duchamp, furono le fotografie sequenziali scattate da  Marey e Muybridge.

312a3

Marcel Duchamp, Nudo che scende le scale n°2, 1912, Philadelphia

Duchamp non iniziò a sconvolgere il pubblico colto delle avanguardie storiche con l’Orinatoio, bensì dal Nudo che scende le scale N. 2, opera realizzata nel 1911 e rifiutata dalla rappresentanza cubista al Salon des Indépendant del 1912.
I suoi colleghi e amici cubisti, ai quali si legava anche poeticamente, denigrarono l’opera, sottolineando che non potesse rientrare nel loro ambito.
Il quadro riprendeva solo ironicamente le condizioni cubiste, a partire dal titolo che spiegava puntigliosamente cosa volesse rappresentare.
Così, Duchamp si discostava dall’esperienza cubista per passare a qualcosa di nuovo. Venne accusato di meccanicismo, e non poteva non esserlo!

 

Per la composizione si ispirò direttamente alle foto di Étienne-Jules Marey e Eadweard Muybridge, che sperimentarono nella seconda metà dell’Ottocento la tecnica della cronofotografia, in particolare la seguente:

Conofotografia

Eadweard Muybridge, Figura umana che scende una scala, 1872, cronofotografia

A livello pittorico si avvicina a qualcosa molto vicino all’idea di movimento: il Futurismo.
Questa influenza è magistralmente rievocata con l’accostamento alla Bambina che corre sul balcone del futurista italiano Giacomo Balla, quadro del 1912, anch’esso ispirato dalla cronofotografia.

tmp643873145224167425

Giacomo Balla, Bambina che corre sul balcone, 1912, Milano

Nella resa del movimento l’atteggiamento di Balla è più pragmatico e analitico.
Il movimento è trascritto in una serie di sfumate ma sono perfettamente distinguibili le immagini successivi, ovvero la sequenza del movimento.
Balla rappresenta cinematograficamente una sequenza di posture, senza esprimere la continuità e la simultaneità del dinamismo, in significativa consonanza con le soluzioni di Duchamp.

Concludo lasciandovi la visione di questa raccolta di fotografie di Marey e Muybridge con una sorpresa finale: una fotografia eseguita da Eliot Elisofon che ritrae Marcel Duchamp intento a rappresentare una delle sue opere, quella di cui abbiamo parlato oggi.
Inoltre vi invito, se interessati alla fotografia, di non perdervi la mostra fotografica su Robert Doisneau, ecco il link illustrativo: https://www.milanoweekend.it/2016/03/10/robert-doisneau-monza/67617#.VvwNv-Rf270

Questo slideshow richiede JavaScript.

Scritto da Max

Annunci

4 thoughts on “Fotografare il movimento

  1. Grazie per l’osservazione che hai fatto. Hai ragione nel ribadire che le fotografie sono opera d’arte, in quanto esse rappresentano l’impressione sensoriale che il fotografo vuole trasmettere all’osservatore. L’atto di fotografare e quindi rendere immortale la sensazione è qualcosa di “aulico” (ahahhaha) come del resto lo è la pittura, guarda ad esempio il ciclo delle ninfee di Monet (le adoro troppo scusa ahah). La fotografia all’epoca non era cosa per tutti, bisognava avere una precisa formazione (vedi il fissaggio con tecniche chimiche…), mentre ora chiunque può esprimersi con essa.

    Mi piace

  2. uh! interessante! e come sempre preciso sei stato! deve essere difficile fotografare il movimento… e deve essere difficile fotografare… anche le fotografie, come le opere d’arte devono lasciare una emozione… il fotografo deve riuscire a catturare il momento che gli era piaciuto in quel momento per poi passarlo a chi guarda!

    Liked by 3 people

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...