Il David: sculture di età moderna

Valoroso guerriero, musicista e poeta, nonché secondo re di Israele, la figura di Davide è, nella Bibbia, una delle più complesse: viene descritto come un personaggio capace, al contempo, di crudeltà e generosità, dotato di umanità ma anche di spregiudicatezza.

L’episodio biblico più famoso riguardante Davide è quello dello scontro con Golia, il gigante filisteo che terrorizzava gli ebrei sfidandoli a duello. Il libro di Samuele narra che gli ebrei, accampati nella valle del Terebinto e guidati dal re Saul, erano in guerra contro i filistei, i quali avevano, tra le loro file, uno spaventoso gigante chiamato Golia. Per quaranta giorni, Golia sfidò l’esercito di Israele, in attesa che Saul scegliesse chi dovesse sfidarlo: il vincitore avrebbe permesso al suo popolo di sottomettere quello del perdente. Mentre era nell’accampamento giudaico, Davide ascoltò l’ennesima sfida di Golia e si offrì, davanti a Saul, di affrontarlo. Dirigendosi verso il campo di battaglia armato solamente di cinque pietre e di una frombola (una fionda di tipo più antico),  il giovane affrontò il gigante, che lo derise, ma Davide, presa una pietra che aveva con sé, la scagliò colpendo il gigante in fronte e

“[…] lui cadde con la faccia a terra; così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra e lo colpì e lo uccise, benché Davide non avesse spada. Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli taglio la testa.”                    (dal Primo libro di Samuele, vv.50-51)

Numerosi sono gli artisti che decisero di rappresenta la figura di Davide: alcuni, come Donatello, lo rappresentarono trionfante sul gigante; altri, come Michelangelo, lo colsero nel momento che precede la battaglia, in quell’attimo in cui l’eroe raccoglie le sue forze; mentre, altri ancora, come nel caso di Caravaggio, scelsero il momento stesso della decapitazione.

Donatello, rappresenta David in atteggiamento di riposo nel momento della vittoria, dopo aver tagliato la testa a Golia: egli calpesta con un piede un’ala dell’elmo del gigante e tiene l’altro sul collo reciso, come su un trofeo. Nella mano sinistra, piegata sul fianco, regge un sasso, mentre con l’altra impugna una pesante spada. L’eroe è nudo e il suo corpo ancora acerbo possiede l’incantevole bellezza dell’età adolescenziale, che la luce mette in risalto. La nudità è accentuata dai calzari all’antica e dal cappello a punta cinto di foglie. Questo bronzo viene considerato il primo nudo che sia stato rappresentato a tutto tondo in età moderna; ma tale nudità, ripresa da modelli greco-ellenistici, ha un significato che oltrepassa il compiacimento estetico e allude al tema della humilias cristiana, fortemente presente nel sentimento etico e religioso dell’Umanesimo. Si veda l’atteggiamento dell’eroe, fiero delle sue gesta, ma quasi turbato dall’evento di cui, lui stesso, è stato protagonista. Un alone di ambiguità avvolge tuttora la scultura, il cui soggetto non è del tutto chiaro. Alcuni elementi della rappresentazione non trovano corrispondenza nel racconto biblico, ma rimandano alla mitologia greco-romana, come il suo atteggiamento beffardo, il cappello a punta (simile all’antico petaso greco usato dai viaggiatori) e i preziosi calzari con le gambiere ornate. Così questo personaggio è stato riconosciuto anche come Hermes-Mercurio, il dio messaggero con, ai suoi piedi, la testa di Argo, un gigante dai cento occhi ucciso per volere di Zeus.

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Donatello aveva, però, già raffigurato il David in un’altra scultura in marmo, eseguita oltre trent’anni prima, intorno al 1409. Nell’opera marmorea, il personaggio è vestito con un ampio panneggio annodato elegantemente al collo e mostra un atteggiamento gentile. Il volto è inespressivo, incorniciato dai riccioli dell’acconciatura, con lo sguardo perso e distaccato, mentre le braccia appaiono allungate e le mani affusolate non hanno presa. Il dinamico incurvarsi della figura, dalle proporzioni slanciate, tradisce l’influenza della tradizione gotica, entro cui Donatello si è formato.
Rispetto al David bronzeo, intorno al quale l’osservatore è invitato a muoversi per cogliere i molteplici punti di vista, quello in marmo è, invece, concepito per essere osservato frontalmente.

Intorno al 1472, anche Andrea del Verrocchio iniziò a scolpire, in bronzo, la sua versione del David. La figura dell’eroe biblico, in questo caso, non è più nuda, ma abbigliata come un paggio cortese, nelle cui forme idealizzate e di goticizzante bellezza si ritrova il modello delle forme di Lorenzo Ghiberti. Con la testa del gigante Golia ai piedi, il giovane si erge vittorioso, in una posa fiera ed elegante, dolcemente piegato verso destra e in totale equilibrio grazie al braccio appoggiato in vita e alla testa girata verso sinistra. Nella mano destra tiene la spada, che punta verso l’esterno, occupando così lo spazio in maniera complessa e, obbligando lo spettatore  a osservarlo nei suoi molteplici punti di vista.

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Lo sguardo dell’eroe è sfuggente e il sorriso, appena abbozzato, genera quasi un’espressione spavalda, sottolineando l’inedito interesse del Verrocchio per il lato psicologico. Il modellato dolce ed anatomicamente esatto e la sottointesa psicologia del personaggio furono elementi che il Verrocchio trasmise al suo più illustre allievo, Leonardo da Vinci. L’opera viene ricordata tra quelle eseguite dall’artista per la famiglia de’Medici e, il Vasari, nelle sue Vite, lo riferirà ad un periodo successivo al soggiorno dell’artista a Roma.

In ordine di successione, l’artista che si occupò del David dal punto di vista scultoreo, dopo Donatello e Verrocchio, fu Michelangelo.

Nel 1501, Michelangelo viene incaricato dall’Opera del Duomo di realizzare una figura di David per un contrafforte della chiesa di Santa Maria del Fiore a Firenze. Prima di lui, lo scultore Agostino di Duccio, negli anni 1463-1464, aveva iniziato a scolpire in marmo una figura colossale, ma aveva sbozzato il blocco senza riuscire a terminare l’incarico. Tale blocco viene affidato a Michelangelo, il quale realizza un grande David colto nell’attimo di concentrazione che precede il duello con il filisteo. L’artista, in questo caso, decide di rappresentarlo totalmente nudo, eliminando anche quegli accessori come i calzari e le armi presenti invece nella versione bronzea di Donatello. Il compimento dell’opera, nel 1504, avviene sotto gli auspici del governo fiorentino, che attribuisce al colosso alti significati politici e civili, considerandolo il simbolo del cittadino-guerriero valoroso.

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Michelangelo raffigura David come un eroe classico e, dato l’aspetto più maturo del personaggio rispetto al precedente quattrocentesco, assomiglia ad un erculeo atleta, rappresentazione della forza fisica dipendente dall’energia mentale. Se si eccettua la presenza della fionda, appena individuabile sulla spalla dietro il braccio sinistro piegato, nessun attributo consente di riconoscere immediatamente l’eroe biblico. Egli viene ritratto non dopo la vittoria, evitando così il macabro particolare della testa decapitata del gigante, bensì quando l’ispirazione divina arma il suo braccio e tutto il corpo sta per tendersi e sferrare l’attacco. Il viso presenta una caratterizzazione molto marcata, che evidenzia la dimensione degli occhi, considerati come lo “specchio dell’anima”. Benché si tratti di una scultura a tutto tondo, il David è pensato da Michelangelo per essere osservato dal basso e impostato per una visione frontale. Per tale motivo l’anatomia dell’eroe, spesso ammirato come prototipo di bellezza maschile, presenta alcune distorsioni: i fianchi e il torso sono leggermente ridotti mentre la testa e i piedi risultano sovradimensionati per essere visti anche da lontano. Le mani, poi, sono notevolmente più grandi sia in quanto armi vere e proprie, sia per riallacciarsi al nome David, tradotto dall’ebraico in latino come fortis manu (“dalla forte mano”). Da profondo conoscitore dell’anatomia umana, Michelangelo ha deliberatamente modificato il polso destro di David, aggiungendo un muscolo inesistente per ottenere un effetto di maggiore imponenza fisica.

Ultimo artista, ma non per importanza, che sperimentò nelle sue opere scultoree il tema del David, fu Gian Lorenzo Bernini.

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Il David del Bernini testimonia la raggiunta indipendenza stilistica che l’artista raggiunge dopo aver condotto degli esperimenti sui gruppi della Capra Amaltea, dell’Enea e Anchise e del Ratto di Proserpina, tutti ricchi di riferimenti alla scultura ellenistica. Realizzerà, quindi, un capolavoro intensamente dinamico e pieno di energia trattenuta, concependo il corpo del giovane come una molla pronta a scattare.
Diversamente dal prototipo michelangiolesco e, anzi, ispirandosi al Polifemo realizzato da Annibale Carracci per la Galleria Farnese, Bernini isola l’istante drammatico che precede la lotta, caricando la figura dell’eroe biblico di una compressa tensione, con un “contrapposto” di tipo classico che alla violenta rotazione del busto, vistosamente incurvato e fuori dal proprio asse, oppone quella uguale e contraria delle gambe aperte “a compasso”. Un fremito di energia percorre l’intera figura, dalle nervose dita dei piedi fino alla testa, coronata dalla chioma morbidamente ricciuta, resa espressiva dall’inteso realismo dei dettagli fisionomici: le labbra serrate, la fronte corrugata, lo sguardo teso e concentrato che sembra sfidare e trafiggere l’immaginario antagonista.
Insomma, Bernini affronta questo tema rinnovando, in maniera radicale, l’iconografia resa celebre da scultori come Donatello, Verrocchio e, soprattutto, Michelangelo.

Scritto da Malerin

 

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